La sinistra radicale e la Cina

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Secondo Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli la Cina sostituirà gli USA nella guida del capitalismo mondiale.

Ha già acquisito il primato economico in termini di PIL a parità di potere d’acquisto. Ora sta raggiungendo gli USA anche in campo tecnoscientifico e finanziario.

È una supremazia non-bellica di portata mondiale, paragonabile a quella che determinò il sorpasso produttivo effettuato nel 1880 dagli Stati Uniti rispetto alla Gran Bretagna.

Tuttavia questo sorpasso non viene accettato né dagli USA né dai suoi più stretti alleati (Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda).

Lo dimostrano le provocazioni di navi americane contro la Cina ai confini del Mar Cinese Meridionale, l’appoggio ai separatisti tibetani, a quelli di Hong Kong e agli Uiguri; i dazi e le guerre commerciali; il conflitto tecnologico con Pechino sui chip, 5G e Huawei ecc.

Loro dicono che anche la sinistra occidentale è fondamentalmente anticinese e che chi minaccia costantemente la pace nel mondo sono sempre gli USA, coi loro principali alleati, a partire da Israele e Arabia Saudita. Lo fanno attraverso le basi e i consiglieri militari sparsi ormai in quasi 150 nazioni (3/4 dei Paesi della Terra), oltre che mediante un livello di spese militari che, nell’ultimo decennio, costituisce il 40% del budget militare del nostro pianeta.

E fin qui, tutto sommato, possiamo starci, anche se gli atteggiamenti antidemocratici del Pcc nei confronti di chi si oppone all’egemonia politica e ideologica di Pechino non sono un’invenzione dell’occidente.

Ma poi aggiungono: esiste uno scontro planetario ormai plurisecolare tra capitalismo e comunismo, a partire dall’Ottobre Rosso del 1917. Pur tenendo fermo il peso specifico significativo di altri Stati socialisti (Vietnam, Cuba, ecc.) e le potenzialità latenti nella classe operaia occidentale e nei movimenti o Stati antimperialisti del sud del pianeta, è la Cina popolare che costituisce attualmente la forza motrice principale del movimento comunista mondiale e del processo storico dell’umanità, oltre che il più importante vettore politico-materiale che alimenta la tendenza progressiva del genere umano.

Cioè a dire? È semplice: quanto più la Cina viene ostacolata sul piano economico e tecnoscientifico dai Paesi capitalisti, tanto più s’indebolisce la forza politica del comunismo mondiale, il quale peraltro non si è ancora ripreso del tutto dal crollo del muro di Berlino e dal “decennio triste” costituito dagli anni compresi tra il 1989 e il 1998.

Secondo loro la prova fondamentale che la Cina costituisca l’unico baluardo vincente contro il capitalismo mondiale è dato dal fatto che il Terzo Mondo sta uscendo dal proprio sottosviluppo grazie al sostegno materiale dei cinesi.

Secondo me qui si sta sognando. Per come si sta sviluppando economicamente e tecnologicamente la Cina può certamente costituire un grande rivale per gli USA, il Giappone e la UE, ma altrettanto sicuramente non rappresenta alcuna alternativa al capitalismo. Anzi, semmai sta creando una forma di capitalismo ancora più efficiente e pericolosa, in quanto gestita da un partito-stato privo di etica.

L’occidente borghese, sin dai suoi esordi (i Comuni italiani del Mille), ha dovuto trovare dei compromessi con le esigenze umanistiche del cristianesimo. La Cina capitalistica invece è nata senza aver bisogno di compiere questo sforzo. Ecco perché risulta più pericolosa. La Cina non è una nazione pacifica perché “amante della pace”, ma perché sa di non essere ancora pronta a uno scontro militare con gli USA e i loro alleati.

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Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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