L’isola di Barbados si è liberata della regina Elisabetta

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L’isola di Barbados è diventata alla fine di novembre una repubblica, rimuovendo la regina Elisabetta britannica come capo di Stato. Sandra Mason, che ha vinto le elezioni il mese scorso, è stata nominata primo presidente della nazione. Quindi si è passati da una monarchia parlamentare (dal 1966, quando il Paese divenne indipendente dal Regno Unito), a una repubblica parlamentare.

I colonizzatori inglesi rivendicarono Barbados nel 1625. La vergogna del Commonwealth britannico (dal 1926 fino al 1948) continua tuttavia a sussistere, seppur oggi si chiami Commonwealth delle Nazioni, nel senso che è un’associazione libera di ex colonie britanniche e attuali dipendenze, insieme ad alcuni Paesi che non hanno legami storici col Regno Unito.

Questo perché non solo Barbados non ne uscirà, ma anche perché continueranno a restarvi dentro ben 15 Stati con la regina Elisabetta II come capo di Stato: Antigua e Barbuda, Bahamas, Sudafrica, Australia, Belize, Canada, Giamaica, Grenada, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Tuvalu, Regno Unito e Saint Lucia. Il governatore generale è nominato dalla regina su consiglio del primo ministro.

Il Commonwealth delle Nazioni include addirittura 54 Stati indipendenti, tutti accomunati (eccetto il Mozambico e il Ruanda) dalla passata appartenenza all’impero britannico. La popolazione complessiva degli Stati che vi aderiscono è di oltre due miliardi di persone.

Tra questi Stati fu l’India la prima a dire nel 1950 che se poteva accettare il re inglese come “simbolo della libera associazione dei membri delle sue nazioni indipendenti e come tale capo del Commonwealth”, non poteva però accettare che fosse anche il capo di Stato della nazione indiana.

Ma la prima a lasciare definitivamente il Commonwealth britannico, senza entrare nel nuovo Commonwealth, fu l’Irlanda nel 1949. E i motivi sono facilmente spiegabili.

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Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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