Il globalismo in Vietnam

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Per tenere aperte le fabbriche di prodotti tecnologici legati a Samsung e ad Apple nelle province settentrionali del Vietnam durante la pandemia, è stato dato un ultimatum ai lavoratori: o restare in azienda anche nelle ore di non lavoro, o essere licenziati nel bel mezzo della pandemia. Inutile dire che molti hanno scelto la prima opzione, appoggiata tra l’altro dal governo vietnamita, e che consisteva nell’essere confinati in azienda (o in luoghi decisi dal datore di lavoro, come hotel o addirittura tende) anche dopo l’orario di lavoro, compresa la notte.

L’esperienza è stata alienante e gli analisti si chiedono in che misura sia da considerarsi lavoro forzato. Alcuni lavoratori della Samsung hanno raccontato di aver dormito per tutta estate su materassi disposti nei magazzini della fabbrica, senza aria condizionata e in almeno un centinaio stipati nella stessa stanza. Il cellulare era l’unico contatto con l’esterno, il sonno poco, la privacy inesistente e le giornate di lavoro infinite.

Alla Foxconn (fornitore di Apple) per avere un aumento di stipendio i lavoratori erano costretti ad accettare un tracciamento totale dei movimenti tramite un QR code. Uno di loro ha raccontato di dover scansionare il QR code sul bus-navetta che lo portava al lavoro la mattina e poi di nuovo prima di andare a pranzo in mensa, dove alle pareti un cartello recitava: “Una volta finito di mangiare, muoviti immediatamente. Non si parla”. Secondo alcuni analisti, la produzione in Vietnam si è ripresa proprio grazie alla capacità dei lavoratori di adattarsi a nuove e più dure condizioni di lavoro.

Certo, leggendo queste cose, uno può chiedersi: “Perché dobbiamo comprare qualcosa della Samsung o della Apple?”. Un altro invece può restare stupito guardando come il glorioso Vietnam si sia ridotto a essere una semplice nazione capitalistica. È che non ci rendiamo mai ben conto che viviamo in un mondo globalizzato, incredibilmente interconnesso, dove qualunque cosa si faccia ha conseguenze da qualche altra parte. Tuttavia, chissà perché pensiamo che queste conseguenze debbano essere sempre negative. Ci sarà pure il modo di compiere qualcosa di positivo, che abbia una ricaduta sul mondo intero.

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Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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