La Bielorussia a un bivio

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Sergei Tikhanovsky, leader bielorusso dell’opposizione al presidente Alexander Lukashenko, è stato condannato a 18 anni di carcere. Aveva organizzato rivolte di massa contro il regime nel dicembre 2019 a Minsk. Era un blogger e youtuber non un terrorista.

Invece d’essere contenti di vedere qualcuno che riesce ancora a mobilitare le masse, lo si punisce. Che democrazia è? Infatti non lo è, altrimenti nessuno sarebbe sceso in piazza, almeno non con l’intenzione di rovesciare il governo. Lo sanno tutti che i governi si ribaltano con regolari elezioni. Solo che quando domina l’autocrazia è difficile che non ci siano brogli.

Dopo l’arresto di Tikhanovsky (maggio 2020), la moglie Svetlana si era candidata alle presidenziali, vinte da Lukashenko, ovviamente con l’accusa di brogli. Stessa sorte è capitata all’attivista bielorussa Maria Kolesnikova, condannata a 11 anni di prigione, e a Maksim Znak (10 anni) avvocato e membro del Consiglio di coordinamento dell’opposizione. La Kolesnikova era entrata in politica gestendo la campagna di un altro politico dell’opposizione, l’ex banchiere Viktor Babaryko, che ha tentato di candidarsi alla presidenza contro Lukashenko, ma era stato incarcerato. E in carcere oggi ci sono migliaia di oppositori.

Dare 18 anni a un oppositore politico è assurdo. Vuol dire che il governo è alla canna del gas. E non sarà la Russia a salvarlo, perché non ha senso che lo faccia.

In sostanza voglio dire: il socialismo statale è finito da un pezzo. Se non si è capaci di realizzare un socialismo davvero democratico, si apriranno per forza le porte al capitalismo. Abbiamo visto questo svolgimento inevitabile delle cose dal 1991 (crollo dell’URSS) ad oggi. È solo questione di tempo. Lukashenko si deve rassegnare e ritirarsi in buon ordine. Deve lasciar libero il suo popolo di credere che il capitalismo sia un’alternativa reale. Se non lo fa, le sanzioni economiche che al suo Paese metterà l’occidente, non faranno che peggiorare la situazione. Sfruttare la questione dei migranti (per lo più afghani e irakeni diretti in Germania) contro Lettonia, Lituania e Polonia è solo una forma di meschineria e bassezza morale. Uno può anche avere l’80% dei voti, ma quando governa da quasi 28 anni, di sicuro è un dittatore, e questo per un laureato in Pedagogia è davvero un controsenso.

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Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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