Si profila uno scontro epocale tra due stili di agricoltura

RSS
Follow by Email
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
YouTube
INSTAGRAM

L’agricoltura convenzionale, monocolturale, basata sulla chimica e sul cosiddetto ciclo azoto-fosforo-potassio, è figlia della rivoluzione verde lanciata nel secondo dopoguerra dallo scienziato statunitense Norman Borlaug, che attraverso la selezione genetica e l’uso di fertilizzanti di sintesi ha aumentato in modo rilevante le rese e la produttività dei campi, permettendo di salvare da fame e malnutrizione centinaia di milioni di persone, ma consumando le risorse dell’ambiente.

L’agricoltura biodinamica rappresenta invece un ritorno a pratiche meno invasive, basate sull’osservazione e sull’uso di input non chimici.

Il primo metodo aggiunge quello che manca e interviene per rimuovere i problemi; il secondo cerca la causa dei problemi e agisce costantemente per prevenirne l’insorgere. La biodinamica rappresenta la frontiera più estrema di quest’ultimo modello, che trova varie declinazioni (dal biologico all’agroecologico, per arrivare all’agricoltura organica e rigenerativa), tutte improntate a una riduzione dell’impatto che l’agricoltura ha sugli ecosistemi in termini d’inquinamento delle falde acquifere e dei terreni (ma si pensi anche alle emissioni di gas serra).

I fautori della prima scuola sostengono che la seconda non sarebbe mai in grado di garantire la sicurezza alimentare a una popolazione mondiale in crescita; quelli della seconda insistono che l’agricoltura convenzionale ha mostrato da tempo i suoi limiti, producendo danni ambientali e sociali largamente più rilevanti dei benefici iniziali.

I primi affermano che solo attraverso la tecnologia si potrà ottenere un’agricoltura più sostenibile, che consumi meno suolo e richieda meno acqua e sia di conseguenza favorevole all’ambiente. I secondi ribattono che l’agricoltura si è avvalsa di tecniche rigenerative per migliaia di anni e che solo nel secondo dopoguerra si è deciso di renderla intensiva attraverso un processo di industrializzazione che ha spezzato i cicli naturali, puntando sulle monocolture e sulla chimica.

I produttori biodinamici sono visti dagli scienziati come un manipolo di idealisti che stanno convincendo anche i politici, spingendo per un’agricoltura che sarà di pura sussistenza e porterà il mondo verso il collasso alimentare. Tuttavia i biodinamici si considerano pionieri di un nuovo paradigma agricolo, basato sul rovesciamento del dogma della produttività che ha guidato la produzione alimentare negli ultimi 70 anni.

Cosa dunque dovremo fare in un mondo sempre più sovrappopolato e sfiancato dal surriscaldamento globale? Come riusciremo a sfamare tutti? Bisognerà puntare su nanotecnologie, tecniche di manipolazione genetica e sviluppo di varietà più resistenti e adatte al nuovo contesto climatico, oppure avere un’attenzione più marcata verso il rispetto degli ecosistemi, la biodiversità, la sostenibilità? Lo scontro è aperto ed è solo all’inizio.

Fonte: Internazionale

RSS
Follow by Email
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
YouTube
INSTAGRAM

Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

Lascia un commento

Translate »