Il brigantaggio italiano

RSS
Follow by Email
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
YouTube
INSTAGRAM

Marco Vigna, Brigantaggio italiano (Considerazioni e studi nell’Italia Unita), Interlinea, Novara, 2020, pagine 559, euro 28

Ponderoso saggio storico, basato su un’amplissima bibliografia e consultazione di numerosi archivi locali, con Indice dei Nomi.

La credibilità di tutte le ricerche citate in questo libro è però parzialmente inficiata dal fatto che l’Autore è un piemontese, la Prefazione è fatta da un piemontese, l’editore è piemontese, lo stampatore è piemontese e l’opera è finanziata da un università piemontese.

Comunque, quale che sia l’accuratezza degli studi su cui si basa questo saggio, le corresponsabilità papali e del clero dell’ex Regno di Napoli emergono inequivocabili. Il libro afferma chiaramente l’esistenza di “una rete cospirativa borbonica e clericale”:

– Pio IX permise ai borbonici di creare “un minuscolo esercito semiclandestino creato da Francesco II nel Lazio pontificio, raccattando volontari dall’aristocrazia cattolica di paesi stranieri e sbandati e criminali dal Mezzogiorno”

– alcuni noti capi briganti come Cosimo Giordano frequentavano liberamente la Roma pontificia: “E’ comunque provato che durante i suoi soggiorni a Roma il capobrigante frequentava ambienti dell’alta società”

– altri briganti erano ospitati nei conventi del frusinate, Damiano Vellucci “beneficiava dell’ospitalità offerta dai monaci del locale monastero” di Casamari

– il frate Mariano di San Giovanni, Isernia, “era effettivamente connivente con i briganti” , un cosiddetto manutengolo, in quanto gli fu sequestrata una bisaccia piena di pane in un bosco frequentato da briganti. Fu quindi fucilato sul posto ecc.

E’ bene considerare che è documentata “l’esistenza di un brigantaggio sotto i Borboni” altrettanto pericoloso e violento. Il testo cita dati relativi alla Calabria dove, nel periodo 1847-1852 “i briganti uccisi furono circa 1.000”. Per l’Autore il brigantaggio meridionale sarebbe stato “un fenomeno storico” vecchio “di almeno sei secoli”.

Al contrario il brigantaggio post-unitario sarebbe stato “breve nel tempo” ma comunque sempre causato anche dalla povertà economico-culturale della maggioranza della popolazione e da complicità clerico-nobiliari.

L’Autore ignora l’esistenza di una specie di “brigantaggio urbano” di matrice clerico-borbonico-criminale che si rese responsabile della strage degli evangelici di Barletta nel 1866 e della tentata strage degli studenti napoletani che seguivano le lezioni universitarie del filosofo ateo Bertrando Spaventa nel 1862 (1)

Nota

1) B. Spaventa, Epistolario, Viella, 2020; R. Russo, L’eccidio degli evangelici a Barletta, Rotas, 2017

Pierino Marazzani, settembre 2021

RSS
Follow by Email
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
YouTube
INSTAGRAM

Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

Lascia un commento