I social e le ragioni dei novax

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Indubbiamente la pandemia da covid ha aggravato le disuguaglianze di reddito, ha colpito con maggiore forza le persone meno protette, come donne e anziani, e tolto speranza ai nostri giovani. L’intero Paese, complice la pandemia, è ancora piuttosto lontano dal raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, soprattutto sul piano dell’efficienza energetica e della tutela ambientale.

Di questo bisogna tener conto quando si giudicano le azioni dei novax.

Tuttavia si ha l’impressione che tutta questa crescente protesta sia il frutto anche di un uso assurdo dei social, ritenuti di per sé più attendibili dei media istituzionali. Infatti quando si parla con un novax, ci si accorge subito che rifiuta qualsiasi fonte che non provenga da quelle reperite in rete di sua stretta conoscenza. L’unica democrazia è quella di un web predigerito, il resto è dittatura. Come se in rete non sia possibile costruire e diffondere delle colossali e pericolose fake news.

Stanno crescendo gruppi e addirittura movimenti del tutto autoreferenziali, come certe sette religiose, dove gli appartenenti si danno ragione a vicenda e si pongono come unico obiettivo quello di smontare le opinioni di chi viene considerato un nemico irriducibile, schiavo di un sapere fazioso e ingannevole, che copre interessi privati vergognosi o che, se in buona fede, proviene da un’ignoranza abissale di come stanno davvero le cose.

Questo affronto manicheo dei problemi oggi si è fatto le ossa attorno a un virus e ai vaccini, ma domani qualunque altra cosa potrebbe essere presa come pretesto. E con ciò naturalmente non vogliamo dire che le istituzioni siano intoccabili. È il fanatismo di chi pugnala Cesare mentre parla al senato o di chi sceglie Barabba in un’assemblea popolare che ci preoccupa.

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Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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