La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso

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Iniziata in gioventù, la stesura della Gerusalemme liberata venne conclusa da Torquato Tasso (1544-95) nel 1575 e non senza successivi ripensamenti e revisioni causati dagli ambienti controriformistici allora imperanti.

Scopo dell’opera quello di conciliare i valori rinascimentali con quelli del cristianesimo cattolico-romano, contro l’islam e il protestantesimo. L’Europa di quegli anni, sotto la minaccia dei Turchi, ricordava con nostalgia l’entusiasmo religioso con cui aveva partecipato alcuni secoli prima alle Crociate. Peraltro lo spirito crociato sembrava essere risorto nella grande battaglia di Lepanto (1571), vinta dai cristiani, con cui la chiesa romana mirava a ostacolare non solo gli “infedeli” extraeuropei, ma anche gli assai più pericolosi riformatori del vecchio continente.

Il poema, dunque, trae spunto, per i suoi argomenti, dalla storia religiosa (l’Ariosto invece aveva puntato di più sulle avventure romanzesche), senza però possedere la compatta architettura ideologica della Commedia dantesca. In tal senso la libertà d’invenzione del poeta sembra spesso sfidare l’autorità ecclesiastica, come quando al termine del poema mette in bocca alla pagana Armida le parole della Vergine: “Ecco l’ancilla tua”. Proprio la maga Armida, bellissima seduttrice dei cavalieri cristiani e amante di Rinaldo, rappresenta il piacere sensuale che attrae ma va combattuto. Il suo lussureggiante giardino nelle Canarie, al di là delle Colonne d’Ercole, lontano dagli scontri politico-militari, è il luogo dove si rinnova l’età dell’oro, dove un esotico pappagallo esalta l’immediatezza del godimento.

Inoltre, volendo dare all’Italia un poema epico o eroico, che si ricollegasse al poema epico greco-latino (IliadeOdissea di Omero, Eneide di Virgilio), seguendo le regole aristoteliche (che l’Ariosto aveva tralasciato), il Tasso mira anche a superare la fama dell’Orlando Furioso. A tale scopo egli si serve anche di uno stile e di un linguaggio enfatico, retorico, artificioso, alla ricerca di un effetto che colpisca il lettore. Comunque i suoi modelli preferiti restano Virgilio e Petrarca.

Il Tasso sceglie come argomento le vicende conclusive della prima crociata in Palestina. Fonte principale del poema è l’opera di uno storico vissuto a Gerusalemme nel sec. XII, Guglielmo di Tiro.

In conclusione, la materia trattata dal poema è incredibilmente varia, ricca di eroici cavalieri, di amori, di magia bianca e nera, di repentini capovolgimenti; è epico e lirico, drammatico ed elegiaco, mortuario e sensuale, religioso ed erotico… Il Tasso ha una grandissima capacità di creare scenari naturali improvvisamente sconvolti da tempeste e tuoni provocati da potenze infernali; di descrivere l’arsura che soffoca uomini e animali seguita da una pioggia ristoratrice; di fissare (secondo il collaudato modello petrarchesco) l’eterna primavera del giardino incantato; di rappresentare la ferocia degli scontri militari con la precisione di chi conosce anche i trattati di arte bellica. (Si veda la sua opera Discorsi dell’arte poetica).

Il poema è in 20 canti, ha come metro l’ottava rima (che è narrativa per eccellenza, facilmente memorizzabile) ed è dedicato al duca Alfonso II d’Este. Il linguaggio è spesso ellittico, concentrato, spezzato (l’enjambement fa la parte del leone), fatto di coppie di antitesi e di anafore, di fraseggio sia prezioso che prosaico.

Trama

Goffredo di Buglione, duca di Lorena, accetta l’esortazione di Dio, fatta tramite l’arcangelo Gabriele in un sogno, a riprendere la lotta contro i saraceni, cercando di espugnare Gerusalemme. Durante l’assedio della città, una piccola schiera di saraceni capeggiata da Clorinda esce dalle mura e ingaggia un duello coi cristiani guidati da Tancredi. Questi, dopo essersi accorto che Clorinda era una donna, se ne innamora. Clorinda però viene ferita da un altro cristiano. Tancredi sospende il duello e insegue il feritore. Intanto un concilio di diavoli, capeggiato da Plutone, cerca di ostacolare i cristiani con vari inganni. Argante, il campione dei turchi, sostiene con Tancredi un aspro duello, che s’interrompe di notte senza vincitore. Tancredi resta però ferito. Erminia, principessa di Antiochia, vorrebbe curarlo, avendolo amato quando in precedenza era stata fatta prigioniera dai cristiani, ma i cristiani la scoprono e la inseguono: lei si rifugia presso una comunità di pastori. Tancredi la cerca, pensando che fosse Clorinda (poiché Erminia ne aveva indossato l’armatura), ma viene fatto prigioniero dalla bellissima maga Armida, anch’essa musulmana. Argante intanto vuole riproporre il duello a Tancredi, il quale, essendo assente, viene sostituito con Raimondo di Tolosa, la cui uccisione a tradimento, per opera di un altro saraceno, scatena una mischia generale dalla quale i cristiani si salvano a fatica, ritirandosi nell’accampamento. Qui giunge la notizia che Solimano, capo dei predoni arabi, ha sbaragliato una guarnigione cristiana uccidendone il capo, Sveno principe di Danimarca. Un’altra notizia (questa però falsa) annuncia la morte di Rinaldo, un grande cavaliere. Italiani, Inglesi e Svizzeri sospettano che l’autore sia stato lo stesso Goffredo. Questi però riesce a domare la rivolta.

Solimano intanto attacca i cristiani nell’accampamento e ne fa una gran strage. Tancredi, con 50 cavalieri, aiutato dall’angelo Michele, impedisce all’ultimo momento una disfatta totale. Ripreso vigore, i crociati decidono di assalire le mura della città. A tal fine costruiscono una grande torre mobile. Clorinda interviene ferendo Goffredo di Buglione e incendiando la torre, ma non fa in tempo a rientrare in città. Tancredi, senza riconoscerla, la ferisce mortalmente. Prima di morire Clorinda chiede e ottiene da lui il battesimo.

I crociati però non riescono a ricostruire la torre perché un mago saraceno ha incantato la selva. Una grande siccità sembra piegare le loro forze, ma una provvidenziale pioggia li salva. Goffredo, in sogno, si sente indotto a far ricercare Rinaldo, anche lui tenuto prigioniero dalla maga Armida, di cui però si era innamorato. Rinaldo si convince a riprendere guerra contro i turchi. Spezza l’incantesimo della selva, permettendo così la costruzione di nuove macchine da guerra. I crociati entrano finalmente a Gerusalemme. Argante viene ucciso da Tancredi, Rinaldo uccide Solimano, Raimondo uccide Aladino, Armida accetta di farsi cristiana, convinta da Rinaldo.

Interpretazione

Vi è una netta contraddizione nel Tasso tra l’aspirazione a mostrare da un lato un mondo perfetto e ideale, fatto di sentimenti raffinati e generosi, di personaggi superiori alla media, e dall’altro un profondo senso di delusione, di sconfitta, che si nota laddove egli tende a esasperare le situazioni sentimentali, ponendo in rilievo gli inganni della vita. Cioè da un lato egli afferma l’esigenza di una idealità superiore (i suoi eroi hanno tutti grande coraggio, fierezza, energia, lealtà…); dall’altro però vi è l’impossibilità di realizzare questi ideali (in quanto l’amore e la felicità vengono avvertiti come un “peccato”).

Le grandi storie d’amore del poema sono tutte impostate sulla fatale incomunicabilità, sulle dolorose separazioni: Erminia e Tancredi, Tancredi e Clorinda, Armida e Rinaldo… La passione si mescola con l’amarezza. L’amore è più un desiderio-dolore che un piacere o una certezza. Esso sembra rivelarsi solo in prossimità della morte.

Nei suoi personaggi vi è un forte destino di solitudine, una tormentata psicologia che li rende incapaci di comunicare i loro sentimenti. Il fato o la fortuna dominano molte vicende umane (vedi ad es. gli interventi degli angeli e dei demoni). Tutti sembrano cercare nell’amore un diversivo alla guerra, ma è come se inseguissero un fantasma, dato che non riescono mai a realizzare i loro desideri. Il famoso combattimento fra Tancredi e Clorinda è rimasto nel subconscio di tutta la letteratura europea come simbolo della felicità impossibile. La conquista finale di Gerusalemme è un aspetto irrilevante rispetto alla drammaticità di tutto il resto.

Fra i personaggi maschili, Goffredo appare troppo perfetto per essere vero; Rinaldo è l’eroe vero della crociata (lo strumento della giustizia divina): egli ha sete di gloria, ma il suo carattere è un po’ volubile; Tancredi (che rappresenta il dovere religioso) è l’eroe della cavalleria e dell’amore segreto e infelice: innamorato fino alla disperazione, egli coglie la sua inafferrabile felicità (Clorinda) solo sul punto di morte. Argante è l’eroe violento e impulsivo, ma non privo di nobile generosità.

Tra i personaggi femminili, Armida è la seduttrice, che diventa sedotta, quando s’innamora di Rinaldo; Erminia è l’eroina dell’amore timido e infelice; Clorinda è l’eroina enigmatica, poco femminile, anche se l’episodio della sua morte preannuncia alcuni motivi lirici del Romanticismo.

La Gerusalemme liberata per tre secoli tenne banco nella cultura europea, tra i ceti colti e tra quelli popolari. Tradotta continuamente, fu amata dai poeti barocchi, da Rousseau e Baudelaire, ispirò Goethe (che scrisse una tragedia intitolata Tasso), fu esaltata dai Romantici (Leopardi, a Roma, andò addirittura a piangere sulla tomba del suo autore), che costruirono il mito del martire perseguitato dalla società e dalla chiesa… Ha ispirato anche tanti pittori e incisori come nessun’altra opera dopo la Divina Commedia.

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Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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