Universo materico ed energetico

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I

Il Big Bang non ha solo dato inizio all’universo, ma lo ha anche reso eterno, poiché sarebbe assolutamente privo di senso uno spreco così enorme di energia per uno scopo limitato quale può essere il fatto che ogni cosa ha un inizio e una fine. Per cui è difficile credere alla teoria della contrazione che porterà al collasso.

Che senso ha che esista un altro universo ancora, quando di questo non sappiamo al momento quasi nulla? Per quale motivo dobbiamo supporre l’esistenza di un universo più consono a quella sostanza che i credenti chiamano “anima”? Una delle più grandi religioni del mondo: l’ebraismo, non ha mai ritenuto che gli aspetti spirituali dell’essere umano possano essere separati da quelli materiali. Sono stati i cristiani, influenzati da correnti gnostiche, a parlare di un aldilà esclusivamente per l’anima, salvo poi rettificare questa assurdità introducendo il concetto di resurrezione dei corpi alla fine dei tempi.

Noi siamo destinati a vivere in eterno in questo universo, ci piaccia o no: è la nostra dimensione, materiale e spirituale. Il che non significa che la Terra non debba avere una fine materiale (secondo le leggi dell’evoluzione) o che non debba averla il nostro sistema solare. Semplicemente andrebbe detto che una fine comporta sempre un nuovo inizio, come da tempo sostiene la dialettica hegeliana, che anche tutto il socialismo scientifico ha accettato.

L’universo è la dimostrazione che esiste una trasformazione eterna della materia, coincidente con l’energia, la cui sintesi più autoconsapevole è l’essere umano. Noi siamo fatti dentro e fuori di materia ed energia: l’unica cosa che non sappiamo fare è trasformare la materia in energia senza dissipazione e ritrasformare l’energia in materia ottenendo qualcosa di identico a quello che si aveva al punto di partenza. Ogni trasformazione ha un prezzo da pagare in termini non solo di inquinamento ma anche di indebolimento della forza iniziale.

Probabilmente è proprio un limite della Terra il fatto che ogni impiego di energia implica un impoverimento delle stesse fonti energetiche, una diminuzione progressiva di potenza che si accompagna a un accumulo di scorie difficilmente smaltibili. E noi non sappiamo se questo limite appartenga all’intero universo, in ogni sua parte (stando ai cosiddetti “buchi neri” parrebbe di sì). Se così fosse, il genere umano, che pur potrebbe vivere nell’universo miliardi e miliardi di anni, ad un certo punto dovrebbe scomparire del tutto, in maniera irreversibile, riportando le cose a prima dello scoppio primordiale, quando ancora non esisteva alcun universo.

Tuttavia è difficile sostenere che da una eiaculazione cosmica (logos spermatikos), che è andata a fecondare un pianeta-ovulo, si sia generato un processo destinato prima o poi a concludersi senza soluzione di continuità. Noi non riusciamo neppure ad accettare l’idea di dover dimenticare i sentimenti provati per una persona cara improvvisamente scomparsa dalla nostra vita.

In ogni caso ormai dovrebbe essere assodato che il vero uso non dissipatore dell’energia è soltanto quello naturale, cioè quello che di artificiale non ha nulla, com’era nell’epoca primitiva. Il fatto è però che l’uomo avverte dentro di sé d’essere superiore all’ambiente naturale, per cui non riesce ad adattarsi a vivere “secondo natura”. Tale contraddizione si poteva risolvere se invece di sviluppare la scienza (per poterci sentire superiori alla natura), avessimo sviluppato la sola coscienza. Ma la nostra cultura occidentale è lontanissima da questa ipotesi di lavoro (che è su noi stessi e non al di fuori di noi).

II

Le migliori menti ecologiste chiedono di essere il più possibile naturali usando delle tecnologie in grado di riciclare il mondo. Ma quanto più usiamo le tecnologie tanto meno siamo naturali.

Tutte le tecnologie che usiamo oggi per l’eolico, il solare ecc. tra 50 anni saranno del tutto obsolete e probabilmente non sapremo neppure come riciclarle. Come non sappiamo oggi riciclare i lettori VHS o le vecchie macchine fotografiche o i pc col windows 95-98.

Il rapporto biunivoco di materia/energia sembra non possa essere affatto risolto da alcun tipo di scienza. L’unica cosa che non degrada in maniera irreparabile, anche se col tempo può degenerare a causa di determinate esperienze negative, è la coscienza. La coscienza è l’unica cosa che può ritrovare se stessa in maniera integra dopo essersi perduta.

Quindi probabilmente è solo attraverso la coscienza che possiamo gestire in maniera equilibrata, o se vogliamo naturale, il rapporto materia/energia. Questa cosa la percepiva di più e meglio l’uomo primitivo, il cui contatto con la natura era essenziale alla propria sopravvivenza quotidiana. Noi andiamo a cercare un rapporto con la natura soltanto quando siamo stressati.

I teologi bizantini erano arrivati a capire questa cosa dal loro punto di vista religioso (inevitabilmente limitato per una posizione ateistica) verso il XIV secolo, con l’ultima sintesi da loro approvata, quella palamitica, là dove si faceva differenza tra “essenza” ed “energia”. Per loro la coscienza partecipa dell’energia dell’essenza, la quale ultima resta inattingibile, inafferrabile.

Cioè avevano capito che dietro l’energia, il cui prodotto materico più significativo resta l’uomo (autoconsapevolezza dell’universo), si cela qualcosa che le assicura la perennità, l’indistruttibilità e quindi l’assoluta alterità rispetto a qualunque rappresentazione umana. Essendo un prodotto derivato, l’uomo non può partecipare al 100% a questa essenza, ma può farlo nei confronti dell’energia. E l’esperienza più significativa per loro stava nella trasfigurazione, cioè nella luce che esce dal corpo, che trasforma lo sguardo.

Che cosa volessero dire possiamo intuirlo guardando due innamorati che si amano, poiché se leggiamo il racconto della trasfigurazione taboritica dei vangeli, appare evidente che si tratta di un semplice artificio letterario, senza alcuna attinenza alla realtà. Tuttavia se riteniamo la Sindone un reperto autentico, dobbiamo ricrederci, perché lì indubbiamente s’è verificata un’esplosione di luce, un qualcosa di bio-radiante, che nella loro ignoranza gli apostoli definirono col termine di “resurrezione”.

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Pubblicato da Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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