Per un’apologia della materia

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I

Supponiamo che la Terra finisca, che il genere umano scompaia, che l’universo sia pieno delle nostre anime: miliardi e miliardi di anime umane, quasi quanto le stelle.

Cerca cerca, nessun’anima riesce a trovare una sola traccia della divinità: non c’è nessun dio! Tutti si chiederebbero: “E adesso cosa facciamo?”.

Viaggiamo infatti alla velocità della luce, abbiamo grandi cognizioni tecnico-scientifiche, possediamo molte più capacità di quante ne avevamo prima. Dunque, non ci resta che fare le stesse cose che facevamo, in piccolo, sul nostro pianeta.

“Alt, ferma! – direbbe qualcuno – io non ho nessuna intenzione di tornare a lavorare sotto padrone”. Un altro, anzi un’altra potrebbe dire: “In quanto donna non voglio stare sottomessa all’uomo: m’è bastata la Terra!”. Un altro ancora: “Pretendo che ognuno faccia sia lavori manuali che intellettuali!”. “Guarda che qui nessuno può pretendere niente”. “Voglio la proprietà privata!”. “No, la voglio collettiva!”. “Voglio lo Stato centralizzato!”. “No, lo voglio federato!”. “Voglio fare quello che mi pare!”. “Lo fai a casa tua!”. “Quale casa? Non ne ho più una”. “Guarda quante stelle e quanti pianeti! Scegliti un sistema solare e fatti un mondo a tua immagine e somiglianza, con altri che la pensano come te. Ma non provate a conquistare altri pianeti, quando tra di voi non andrete d’accordo”.

In un certo senso sarebbe abbastanza incredibile vedere che esiste un “aldilà” e una vita eterna per ogni essere umano e soprattutto che, nonostante questo, non vi è alcuna traccia di divinità.

Nel buio dell’universo però tutto ci diventerà trasparente. Infatti la consapevolezza dell’eternità della materia ci offre l’immagine di un passato come se fosse sempre presente. Non sarà possibile interpretarlo autonomamente, cercando di mistificarlo il più possibile, per impedire che venga alla luce qualcosa di sconveniente. Chi vuole trasparenza sul passato, la troverà. Chi cerca un futuro migliore del passato vissuto sulla Terra, avrà il diritto di averlo.

L’universo è talmente grande che a nessuno potrà essere impedito di diventare quel che vuole diventare. La sua prima legge fondamentale sarà il rispetto della libertà di coscienza. Nessuno potrà impedire a qualcuno d’essere quel che vuole essere. Cioè se uno vorrà usare violenza e gli altri non vorranno subirla, al massimo la eserciterà solo nei confronti di se stesso. Nessuno potrà essere indotto a fare cose contro la propria volontà. Non potremo mai e poi mai leggerci nel pensiero, se vogliamo davvero restare liberi.

– Ti piacciono queste condizioni di vita? Sono conformi ai tuoi criteri di umanità e di democrazia?

– Sì, tutto sommato mi piacciono, anche se avrei preferito un dio che sistemasse bene tutte le cose.

– Ecco, ti sei spiegato da solo il motivo per cui sulla Terra non le abbiamo avute.

II

Abbiamo il tempo contato. Per quanti sforzi noi si faccia di durare il più a lungo possibile, per quanto ci si possa illudere di restare sempre giovani – il destino è segnato. Su questa Terra, che per molti versi amiamo, non possiamo restare in eterno. La odiassimo a morte, non c’importerebbe nulla; anzi, forse non vedremmo l’ora di andarcene. Il fatto è che, accanto a motivi di rabbia e di sofferenza, ce ne sono molti di soddisfazione, e questi, alla fine, sembrano prevalere. Ci dispiace andarcene. Anche se ci dicessero che passeremo a miglior vita, non sarebbe per noi una grande consolazione.

Alla Terra ci siamo abituati; ci è diventata familiare; la sentiamo come la nostra seconda casa. È per noi difficile pensare a qualcosa di più bello, anche perché, guardandoci attorno, nell’universo, vediamo soltanto pianeti aridi e inospitali, infinitamente più brutti del nostro. Non riusciamo a immaginare qualcosa di più bello della Terra.

L’unico vero motivo che può spingerci a desiderare d’andarcene, è la progressiva devastazione ambientale che le abbiamo procurato, che è poi una devastazione frutto di rapporti umani fortemente competitivi.

Tuttavia, se davvero siamo destinati ad andarcene, è bene precisare almeno una cosa: ricominciare da capo, nell’universo, nelle stesse condizioni in cui lasceremo la Terra, è una prospettiva assolutamente da rifiutare. Non sarebbe in alcun modo sopportabile. Quindi, se qualcosa ci costringe ad esistere anche al di fuori del nostro pianeta, occorre che vengano ripristinate le condizioni della vivibilità umana e naturale. Non è possibile che chi vuole tornare a vivere in pace con se stesso, a contatto diretto con la natura, in armonia con tutto l’ambiente che lo circonda, debba essere condizionato negativamente da chi si oppone a queste sue aspettative. Deve essere data a chiunque la possibilità di realizzarsi come persona, cioè di essere quel che si vuole essere. E questo non è possibile se qualcuno o qualcosa ce lo impedisce.

Certo, noi stessi non possiamo pensare di realizzarci a danno degli altri, impedendo l’esercizio dell’altrui libertà; ma questo deve valere anche nei nostri confronti. In fondo l’universo è infinito: ognuno può scegliersi lo stile di vita che preferisce. La condizione, valida per tutti, è che non si devono danneggiare gli altri in alcuna maniera, non si deve dar fastidio alla libertà altrui.

Questa cosa avremmo già dovuto metterla in pratica sulla Terra, e anzi per moltissimi secoli l’abbiamo fatto. Poi qualcosa s’è spezzato e non siamo più riusciti a ricomporlo. Quindi se l’universo, per noi, vuole essere una nuova possibilità, dobbiamo utilizzarla nel migliore dei modi.

L’ideale sarebbe che fossimo messi in grado di ricostruirci un habitat adatto alle nuove caratteristiche umane e naturali che avremo. Sarebbe infatti alquanto frustrante trovare le cose già pronte. L’essere umano è un lavoratore e soprattutto un creativo. Ha bisogno di agire in prima persona sull’ambiente in cui vuole andare a vivere.

Indubbiamente oggi siamo diventati così ignoranti in materia di eco-compatibilità, che, prima di fare qualunque cosa nell’universo, dovremmo essere rieducati come scolaretti delle elementari. Probabilmente i nostri maestri saranno gli stessi uomini primitivi che, con fare sprezzante e supponente, abbiamo considerato “preistorici”. In ogni caso avremo tutto il tempo che vogliamo per imparare: ne avremo un’eternità.

*

  • Che cos’è la Terra?
  • È una scintilla del Sole che si è raffreddata. Più ci si allontana dal Sole e più si è freddi.
  • Eppure il raffreddamento è solo superficiale: all’interno continua a bruciare come il Sole.
  • La Terra continua a bruciare anche perché, a differenza di tutti gli altri pianeti, è come un uovo fecondato: l’unico del sistema solare e forse dell’intero universo.
  • E perché solo noi saremmo stati fecondati?
  • Questo non lo sappiamo, ma non possiamo pensare che sia stato fatto per farci star male.
  • E quindi cosa sarebbe il Sole?
  • È solo un simbolo della nostra origine.
  • Ma perché dici che potremmo essere gli unici ad abitare l’universo?
  • Forse perché siamo gli unici destinati a popolarlo.
  • Speriamo allora di poterlo fare nel migliore dei modi.
  • Dipenderà da noi, da nessun altro.
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Di Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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