Premessa a Coscienza e Materia

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È molto difficile trovare un politico rivoluzionario che non abbia anche una filosofia rivoluzionaria. Il contrario invece è possibile: il marxismo considerava rivoluzionaria la dialettica hegeliana, ma reazionario il suo svolgimento politico.

Generalmente la filosofia è astratta: quando pretende uno svolgimento politico, diventa facilmente reazionaria. Finché si limita a contestare la religione, ad affermare princìpi laico-umanistici, tutto sembra filare liscio, ma appena si mette ad affrontare la realtà, con le sue contraddizioni antagonistiche, essa rivela tutti i suoi profondi limiti. Questo perché la filosofia è sempre stata patrimonio di quei pochi intellettuali che si potevano permettere studi approfonditi. Nel mondo greco classico vi fu un poderoso sviluppo della filosofia, ma nessun filosofo ha mai messo in discussione la realtà sociale dello schiavismo. Né mai è stato fatto in Cina o in India. La filosofia attende sempre d’essere messa in pratica, e purtroppo quando ciò avviene, i risultati sono il più delle volte deludenti. Lo sono in politica, figuriamoci in filosofia.

La filosofia illuministica fu senza dubbio la teoria migliore prima della nascita del socialismo, proprio perché amava collegarsi con le questioni sociali e politiche. Essa ha prodotto due rivoluzioni borghesi molto importanti: quella americana e soprattutto quella francese, il cui contenuto democratico però lasciava molto a desiderare. Sono state proprio le incoerenze tra i princìpi affermati in sede teorica e la pratica politica e sociale a determinare la nascita di un’alternativa: quella appunto del socialismo.

Quando si parla di socialismo, sul piano teorico, s’intendono due cose: il materialismo dialettico e il materialismo storico. Quest’ultimo contiene aspetti di economia, sociologia, antropologia, ecc. L’altro invece è più prettamente filosofico, epistemologico, ontologico, ecc. Entrambi pretendono d’essere “scientifici”. Si possono tenere separati? Sarebbe meglio di no, in quanto uno aiuta l’altro a definirsi. Tuttavia in questo libro abbiamo voluto porre maggiore attenzione al materialismo dialettico, privilegiando il Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin, un capitolo dell‘Ideologia tedesca scritto da Marx e i tre volumi filosofici di Engels, punto di riferimento privilegiato per la filosofia di Lenin. L’idea di fondo è quella di superare i limiti del materialismo dialettico per andare verso un materialismo umanistico.

È molto difficile trovare un politico rivoluzionario che non abbia anche una filosofia rivoluzionaria. Il contrario invece è possibile: il marxismo considerava rivoluzionaria la dialettica hegeliana, ma reazionario il suo svolgimento politico.

Generalmente la filosofia è astratta: quando pretende uno svolgimento politico, diventa facilmente reazionaria. Finché si limita a contestare la religione, ad affermare princìpi laico-umanistici, tutto sembra filare liscio, ma appena si mette ad affrontare la realtà, con le sue contraddizioni antagonistiche, essa rivela tutti i suoi profondi limiti. Questo perché la filosofia è sempre stata patrimonio di quei pochi intellettuali che si potevano permettere studi approfonditi. Nel mondo greco classico vi fu un poderoso sviluppo della filosofia, ma nessun filosofo ha mai messo in discussione la realtà sociale dello schiavismo. Né mai è stato fatto in Cina o in India. La filosofia attende sempre d’essere messa in pratica, e purtroppo quando ciò avviene, i risultati sono il più delle volte deludenti. Lo sono in politica, figuriamoci in filosofia.

La filosofia illuministica fu senza dubbio la teoria migliore prima della nascita del socialismo, proprio perché amava collegarsi con le questioni sociali e politiche. Essa ha prodotto due rivoluzioni borghesi molto importanti: quella americana e soprattutto quella francese, il cui contenuto democratico però lasciava molto a desiderare. Sono state proprio le incoerenze tra i princìpi affermati in sede teorica e la pratica politica e sociale a determinare la nascita di un’alternativa: quella appunto del socialismo.

Quando si parla di socialismo, sul piano teorico, s’intendono due cose: il materialismo dialettico e il materialismo storico. Quest’ultimo contiene aspetti di economia, sociologia, antropologia, ecc. L’altro invece è più prettamente filosofico, epistemologico, ontologico, ecc. Entrambi pretendono d’essere “scientifici”. Si possono tenere separati? Sarebbe meglio di no, in quanto uno aiuta l’altro a definirsi. Tuttavia in questo libro abbiamo voluto porre maggiore attenzione al materialismo dialettico, privilegiando il Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin, un capitolo dell‘Ideologia tedesca scritto da Marx e i tre volumi filosofici di Engels, punto di riferimento privilegiato per la filosofia di Lenin. L’idea di fondo è quella di superare i limiti del materialismo dialettico per andare verso un materialismo umanistico.

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Pubblicato da Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

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