Introduzione a Cinico Engels. Oltre l’Anti-Dühring

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Il lettore non si aspetti una panoramica di tutto Engels. Il testo base che si è voluto esaminare è soltanto l’Anti-Dühring1 (ed. Lotta Comunista, Milano 20032) e, di questo, prevalentemente la III sez., dedicata al socialismo, senza trascurare la II, più economicistica, tralasciando invece del tutto la I, quella filosofica. Da esso lo stesso autore trasse nel 1882, dopo averli ovviamente riveduti, tre capitoli che, sotto il titolo L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, ebbero una grande divulgazione in più lingue europee; anzi, furono la più popolare introduzione al marxismo dopo il Manifesto.

Naturalmente di Engels sono state lette molto cose, e non da oggi, ma la critica al suo libro è stata in realtà un’utile occasione per parlare del socialismo in generale, nei cui confronti si hanno idee che collimano ben poco con quelle dell’ideologo tedesco, il quale continuamente affermava d’essere un “semplice” divulgatore delle idee di Marx: cosa non proprio vera. Inutile precisare che dopo il crollo del “socialismo reale” è facile sentirsi liberi di criticare i classici del marxismo, ma noi vorremmo che lo si facesse senza concedere nulla allo stile di vita borghese. Non vogliamo buttare via il bambino insieme all’acqua sporca.

Come gli addetti ai lavori sanno, Engels colse l’occasione di criticare i testi di Karl Eugen Dühring (1833-1921) per fare una sintesi di tutta la concezione materialistica della storia, prospettando un futuro diverso da quello capitalistico. Esattamente come lui, anche noi abbiamo cercato di vedere ciò che ancora non c’è, ma con questa differenza, che i nostri desideri non si sono avverati, mentre i suoi li abbiamo potuti vedere nel cosiddetto “socialismo reale”, salvo ovviamente l’idea dell’estinzione progressiva dello Stato, di cui lo stalinismo non voleva neanche sentir parlare3. E forse per questa ragione, se vivessero ancora oggi, Engels direbbe che con quel socialismo le sue teorie non avevano nulla a che fare, mentre Stalin giurerebbe di aver voluto realizzare proprio le teorie dell’altro e in particolare quelle dell’Anti-Dühring.4 Come se potesse esistere una teoria la cui interpretazione fosse incontrovertibile! Come se potesse esistere una pratica esattamente conforme a una teoria di riferimento!

In ogni caso abbiamo visto com’è andata a finire e vorremmo che la cosa non si ripetesse, se proprio si ha ancora il desiderio di una transizione al socialismo. Anzi, forse per questa ragione, in luogo del carattere “scientifico” del socialismo dei “classici”, ci accontenteremmo che fosse semplicemente “democratico”. Il che, ovviamente, non vuol dire “riformistico”. Diciamo che il socialismo cosiddetto “scientifico” dei classici del marxismo-leninismo può tranquillamente essere considerato come una forma superata di “socialismo”, avendo bisogno d’essere integrata con ulteriori considerazioni “rivoluzionarie”, anche perché, a distanza di due secoli, molte cose son cambiate, e chi pensa di poter leggere il presente con gli stessi loro occhi, farebbe un torto proprio a loro.

Vorremmo inoltre aggiungere che mentre Engels, indotto da Liebknecht, che non sopportava che qualcuno criticasse il Capitale di Marx, era intento a smontare le tesi di Dühring, noi invece, spinti dall’esigenza di veder realizzato un socialismo autenticamente democratico, ci siamo unicamente preoccupati di smontare le sue, che maggiormente interessano all’economia del nostro discorso. D’altra parte Dühring è uscito dalla storia, senza che nessuno più se lo ricordi (in lingua italiana non esiste alcuna sua opera e l’infatuazione per le sue teorie in Germania durò circa dal 1874 al 1878), mentre il marxismo, mediato da Engels, è rimasto più o meno integro, per quanto in occidente la borghesia si vanti di non tenerne conto e preferisca guardarsi allo specchio come Narciso. Questo per dire che se si vuole cercare un’alternativa al sistema, niente di meglio che partire da una critica dei classici del marxismo, decisamente superiori a qualunque teorico del liberismo, vecchio e nuovo.

Il che non vuol dire che Dühring (socialista non meno di Engels) non meriti d’essere letto.5 Anzi, dobbiamo dire che con la sua idea di “comuni economiche”, gestite dal basso verso l’alto in forma decentrata, si avvicina a quella forma di anarchismo socialista che forse può costituire un’alternativa al socialismo statale. Alla luce del fallimento di quest’ultimo, ormai pare assodato che se per conquistare il potere la strategia comunista, a guida centralizzata, è la migliore, anche perché ci si può servire degli strumenti statali per reprimere la reazione di quei privilegiati che non si rassegnano a vivere in maniera democratica; viceversa, dopo la conquista del potere si dovrebbe preferire una soluzione più vicina a un’ideologia autarchica.

Infine vorremmo precisare che i quattro capitoli della II sez., dedicati ai rapporti tra violenza ed economia, meritano d’essere esaminati in quanto sembrano una specie di “filosofia della storia”, in cui – questa la tesi di fondo – lo sviluppo della produzione gioca un ruolo molto più importante dell’uso politico della violenza. Di essi i principali sono il II e il IV. Qui si può anticipare che ci si è limitati a mettere in luce gli aspetti meno accettabili per la realizzazione di un socialismo democratico autogestito.

Note

1 Il titolo esatto dell’opera è Il rovesciamento della scienza del signor Eugen Dühring, Lipsia 1878, pubblicato nello stesso anno in cui furono emanate le leggi antisocialiste in Germania per porre un freno alla crescente forza del partito socialdemocratico, cogliendo come pretesto due tentativi falliti di assassinare il Kaiser Guglielmo I da parte dei radicali Max Hödel e Karl Nobiling. L’opera quindi venne messa al bando almeno sino al 1890, dopodiché diventerà il punto di riferimento privilegiato di tutto il marxismo europeo.

2 Naturalmente l’edizione italiana migliore resta quella curata da V. Gerratana (Editori Riuniti, Roma 1968), ma ho preferito quella di Lotta Comunista perché più recente. Per non appesantire il libro ho omesso di riportare il numero delle pagine citate, anche perché si riferiscono prevalentemente alla III sez. D’altra parte questa non vuol essere una critica scientifica, ma solo edificante, nel senso che vuole promuovere una speranza.

Il testo ovviamente si trova anche in rete: www.marxists.org/italiano/marx-engels/1878/antiduhring/

3 E tanto meno voleva sentirne parlare il maoismo, che dello stalinismo industrializzato era soltanto la variante agraria.

4 Come noto, Stalin rese obbligatoria la teoria engelsiana a partire dal 1931. La sua Dialettica della natura (rimasta incompiuta) verrà imposta in maniera dogmatica ai cultori delle scienze naturali e le idee sull’universo furono adottate come teoria cosmologica ufficiale dello stalinismo. Secondo C. Preve, in Storia critica del marxismo, “Engels è stato il vero fondatore del canone unitario proto-marxista, muovendosi in un quadro classificatorio integralmente positivistico”. È sempre lui a dire che il maggior engelsiano italiano del Novecento è stato Ludovico Geymonat, ma la sovrapposizione del pensiero engelsiano a quello marxiano era già iniziata con A. Labriola (per il quale – detto tra parentesi – appariva del tutto normale che ai contadini italiani venissero date in proprietà privata le terre colonizzate in Eritrea).

5 Nietzsche, p.es., lo faceva, pur non sapendo nulla né di Marx né di Engels.

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Di Mikos Tarsis

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