Premessa ai Miti rovesciati

Generalmente i poemi omerici, come quelli di Esiodo, nonché i miti e le leggende cretesi, vanno letti in maniera rovesciata, nel senso che gli eroi, i protagonisti vittoriosi contro i crudeli e spietati nemici, privi di morale e di religione, non sono altro che gli esponenti della nuova società (che poi diventerà una civiltà), quella schiavile, che vuole imporsi su quella agricolo-pastorale precedente, dove le divinità, al massimo, erano connesse ai fenomeni naturali e non venivano fatte interferire più di tanto nelle vicende umane.

È quindi evidente ch’era nell’interesse dei loro autori presentare questi nemici nella maniera più deformata possibile, tale per cui il lettore (in origine semplice ascoltatore) doveva avere l’impressione che i fatti narrati non potevano che svolgersi così e che solo in un modo potevano essere interpretati.

Per esempio il mito del Minotauro non rifletteva soltanto la talassocrazia della civiltà minoica, ma anche il passaggio da una civiltà prevalentemente agricolo-pastorale-matriarcale, ove la religione era di tipo animistico (o totemico-animistica), a una civiltà urbana-commerciale-patriarcale, ove la religione diventava politeistica e gerarchizzata.1

Per giustificare tale transizione fu sufficiente far passare la regina Pasifae per un sgualdrina che aveva partorito un mostro, mezzo uomo e mezzo animale, accoppiandosi con un toro che le era stato regalato da una divinità molto antica, Posidone, re degli oceani, che andava subordinato ad altri dèi. Non a caso l’altro famoso “mostro” dell’Odissea omerica, il pastore-agricoltore Polifemo, sprezzante degli dèi, è figlio di Poseidone.

Quando la civiltà cretese, che fonda nel Mediterraneo la “civiltà tout-court“, insieme a quella egizia, scompare intorno al 1400 a.C., la sua cultura viene ereditata da quella greca, di origine indoeuropea, emigrata verso la penisola balcanica intorno al 2000 a.C. I poemi omerici e i testi di Esiodo non fanno che riflettere la cultura militare e aristocratica di questa nuova civiltà.

La prima seria contestazione a questa mitologia religiosa venne mossa da quei greci emigrati sulle coste ioniche dell’odierna Turchia occidentale (che quella volta si chiamava Asia Minore), in seguito all’invasione dorica del 1200 a.C. Fu così che nacque la filosofia, i cui connotati ateistici erano molto evidenti.

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Gli eroi di una qualunque civiltà sono tutti moralmente falsi, quando addirittura non inventati. Ogni civiltà ha bisogno di giustificare il peggio di sé, dandosi appunto degli eroi, che spesso sono martiri e che sempre vengono considerati come dei miti leggendari, la cui vera identità si perde nella notte dei tempi, in quanto ciò che di loro si deve ricordare, di generazione in generazione, è soltanto l’atto di eroismo, il gesto clamoroso, il sacrificio di sé.

La cultura dominante delle civiltà antagonistiche è tutta falsa. Noi consideriamo sublimi gli atti di eroismo, quando invece essi vennero compiuti per difendere un arbitrio, per imporre un abuso, sempre mascherato da un diritto alla libertà, da un superiore senso di giustizia.

È certamente possibile che molti eroi si siano sacrificati in buona fede, convinti che non ci fossero doppi fini, ma chi ha tramandato la loro memoria, l’ha fatto andando al di là delle loro intenzioni. Gli eroi, i martiri, i miti sono tra le maggiori illusioni di tutte le civiltà, al pari del progresso infinito, del benessere assoluto, della pretesa superiorità mondiale.

È stato per colpa di queste illusioni che la storia ci è giunta completamente deformata, coi ruoli dei protagonisti del tutto travisati: i “buoni” son diventati “cattivi” e i “cattivi” “buoni”. Molto probabilmente quasi tutto quello che sappiamo è falso. E, allo stato attuale delle fonti storiche, non avremo mai la possibilità di conoscere la verità. Noi stessi non sappiamo più cosa sia la verità: è soltanto un’approssimazione molto difettosa.

L’unica possibilità di poter afferrare un briciolo di verità è di guardare le cose in maniera rovesciata, come appunto si diceva nella premessa di questo libro. I veri eroi son stati quelli che han cercato di resistere alla deformazione della verità.

Nota

1 In tutti i miti greci vi è il passaggio da una certa uguaglianza di genere, tra uomo e donna, alla prevalenza di quello maschile, cioè dal comunismo primitivo allo schiavismo, e ovviamente vi è la mistificazione con cui s’è voluto far credere necessario questo passaggio. Pertanto qualunque descrizione venga fatta in questi miti delle condizioni esistenti sotto il regime preclassista, va sempre guardata con molto sospetto. Viceversa nel cristianesimo, nonostante il tradimento nei confronti del messaggio originario del Cristo, vi è stato il tentativo, rivelatosi fallimentare, di recuperare idee appartenenti al comunismo primordiale, cercando di superare quelle del patriarcato e dello schiavismo. Queste idee erano presenti anche nelle popolazioni asiatiche, africane e americane, prima che queste venissero a contatto con le civiltà schiavistiche o feudali o capitalistiche.

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