In attesa del 2012

Autointervista crepuscolare

10 febbraio 2011

– Che cosa vorresti che ti dicessero per ricominciare?

– Mi basterebbero due cose: se abbiamo davvero un’altra possibilità per rimediare ai nostri errori.

– Questo è scontato, altrimenti a che pro ricominciare?

– Il fatto è che anche sulla terra di tanto in tanto dobbiamo ricominciare, ma lo facciamo per ripetere sempre gli stessi errori del passato, magari in forme diverse.

– Sta tranquillo, la possibilità di avere una consapevolezza matura vi permetterà di fare scelte più ponderate. Ma qual è la seconda cosa?

– È appunto questo, che ognuno possa rendersi conto da sé, autonomamente, dei limiti insuperabili non solo della propria civiltà di appartenenza, ma anche di quelli delle civiltà che lo hanno preceduto o che sono venute dopo.

– La memoria che avrete sarà di lunghissima durata. Potrete rivedere, come su uno schermo, tutto quanto è accaduto prima e dopo la vostra civiltà, potrete fare tutti i confronti che vorrete.

– Ti dico questo perché la cosa che più m’interessa è quella d’essere messo in grado di distinguere quando una civiltà è conforme ai valori umani e quando non lo è.

– Che cosa intendi di preciso per “conformità ai valori umani”? Mi pare una richiesta ovvia.

– Lo sarà per te. Io invece devo ricostruirmi come “persona umana”. Di ogni cosa per esempio ho bisogno di sapere quale possa essere l’impatto ambientale.

– Cioè vorresti far dipendere l’umanità dalla naturalità?

– Esattamente. Vorrei sapere se avrò la possibilità di stabilire un criterio generale che mi permetta di scegliere la soluzione migliore; anzi vorrei che questo criterio mi venisse offerto dalla stessa natura. È possibile?

– Far dipendere l’umanità dal rispetto della natura a molti può apparire limitativo.

– Mi rendo conto, ma noi dobbiamo stabilire quale civiltà, di tutte quelle storiche che si sono succedute, merita d’essere riprodotta nell’universo. Non possiamo compiere errori di cui ci pentiremmo amaramente. Abbiamo già sofferto abbastanza sul nostro pianeta.

– Non è facile poter trovare dei criteri obiettivi. Si rischia sempre la demagogia, il fanatismo.

– Allora diciamo questo: la cartina di tornasole che attesta uno squilibrio nei rapporti tra uomo e natura è offerta dal formarsi di una disuguaglianza di genere sempre più marcata. La donna viene discriminata dall’uomo, ovvero viene accettata solo se assume i criteri del maschilismo. Là dove si usa la differenza per affermare un arbitrio, una superiorità ipostatizzata di qualsivoglia natura, lì si compie una violazione non solo dell’umanità ma anche della naturalità dell’essere umano.

– E come pensi che la gente possa capire queste cose?

– Sviluppando dei princìpi naturali, il primo e più importante dei quali è la libertà di coscienza, che è la vera legge che regola l’intero universo.

– E come farai ad affermare un principio del genere quando le modalità con cui s’è cercato di viverlo sulla terra sono state diversissime?

– Secondo me c’è solo un modo: offrire la possibilità di ricostruire un ambiente analogo a quello in cui la libertà di coscienza è stata vissuta al meglio, con minori condizionamenti.

– Cioè vuoi dire che il futuro nell’universo non sarà altro che la realizzazione, su scala infinita, del meglio già ottenuto sulla terra e che col tempo s’era dimenticato o addirittura rimosso? Nel senso che se non si ricostruisce quello stesso ambiente, sarà impossibile provare di nuovo le stesse sensazioni emozioni impressioni percezioni?

– Sì, praticamente sì. I credenti parlano di “giudizio universale”, come se ci fosse qualcuno che dall’alto o dall’esterno fosse preposto a giudicare tutte le loro azioni. Invece dovrebbe esserci soltanto la possibilità di un obiettivo confronto di civiltà.

– Ho capito. E quindi da questo confronto si dovrebbe poi arrivare a compiere una scelta in tutta libertà.

– Proprio così. La libertà di coscienza dovrebbe essere considerata la prima cosa da rispettare. Nessuno può essere costretto a fare cose contro la propria volontà. Non deve scomparire il problema da risolvere, ma la percezione che non possa essere risolto a causa della volontà di qualcuno.

*

Supponiamo che la Terra finisca, che il genere umano scompaia, che l’universo sia pieno delle nostre anime: miliardi e miliardi di anime umane, quasi quanto le stelle.

Cerca cerca, nessun’anima riesce a trovare una sola traccia della divinità: non c’è nessun dio! Tutti si chiederebbero: “E adesso cosa facciamo?”.

Viaggiamo infatti alla velocità della luce, abbiamo grandi cognizioni tecnico-scientifiche, possediamo molte più capacità di quante ne avevamo prima. Dunque, non ci resta che fare le stesse cose che facevamo, in piccolo, sul nostro pianeta.

“Alt, ferma! – direbbe qualcuno – io non ho nessuna intenzione di tornare a lavorare sotto padrone”. Un altro, anzi un’altra potrebbe dire: “In quanto donna non voglio stare sottomessa all’uomo: m’è bastata la Terra!”. Un altro ancora: “Pretendo che ognuno faccia sia lavori manuali che intellettuali!”. “Guarda che qui nessuno può pretendere niente”. “Voglio la proprietà privata!”. “No, la voglio collettiva!”. “Voglio lo Stato centralizzato!”. “No, lo voglio federato!”. “Voglio fare quello che mi pare!”. “Lo fai a casa tua!”. “Quale casa? Non ne ho più una”. “Guarda quante stelle e quanti pianeti! Scegliti un sistema solare e fatti un mondo a tua immagine e somiglianza, con altri che la pensano come te. Ma non provate a conquistare altri pianeti, quando tra di voi non andrete d’accordo”.

In un certo senso sarebbe abbastanza incredibile vedere che esiste un “aldilà” e una vita eterna per ogni essere umano e soprattutto che, nonostante questo, non vi è alcuna traccia di divinità.

Nel buio dell’universo però tutto ci diventerà trasparente. Infatti la consapevolezza dell’eternità della materia ci offre l’immagine di un passato come se fosse sempre presente. Non sarà possibile interpretarlo autonomamente, cercando di mistificarlo il più possibile, per impedire che venga alla luce qualcosa di sconveniente. Chi vuole trasparenza sul passato, la troverà. Chi cerca un futuro migliore del passato vissuto sulla Terra, avrà il diritto di averlo.

L’universo è talmente grande che a nessuno potrà essere impedito di diventare quel che vuole diventare. La sua prima legge fondamentale sarà il rispetto della libertà di coscienza. Nessuno potrà impedire a qualcuno d’essere quel che vuole essere. Cioè se uno vorrà usare violenza e gli altri non vorranno subirla, al massimo la eserciterà solo nei confronti di se stesso. Nessuno potrà essere indotto a fare cose contro la propria volontà. Non potremo mai e poi mai leggerci nel pensiero, se vogliamo davvero restare liberi.

– Ti piacciono queste condizioni di vita? Sono conformi ai tuoi criteri di umanità e di democrazia?

– Sì, tutto sommato mi piacciono, anche se avrei preferito un dio che sistemasse bene tutte le cose.

– Ecco, ti sei spiegato da solo il motivo per cui sulla Terra non le abbiamo avute.

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