La rivoluzione spartachista

La rottura di Rosa Lusemburg col centrismo kautskiano (ch’era la quintessenza dell’ambiguità) avverrà soltanto dopo il tradimento del 4 agosto 1914, quando la socialdemocrazia tedesca aderirà alla guerra scatenata dal kaiser, dietro il pretesto di abbattere l’impero russo. Tuttavia solo a partire dal 1915 Rosa si renderà conto d’aver sottovalutato la pericolosità del riformismo di Kautsky. Verrà imprigionata sino alla fine della guerra (novembre 1918), salvo il periodo febbraio-luglio 1916. Contro la guerra scrive La crisi della socialdemocrazia, ma della rivoluzione russa continua a vedere solo i difetti, e sino all’ultimo si oppone a costituire una III Internazionale.

Finita la I guerra mondiale la situazione in Germania restò rivoluzionaria per circa un quinquennio, ma la sinistra radicale non fu mai in grado d’impensierire seriamente il governo socialdemocratico al potere, anche perché il partito comunista fu fondato soltanto nel dicembre 1918, quando erano trascorsi già due mesi dallo scoppio insurrezionale di Berlino che pose fine all’imperialismo prussiano. In sostanza la Germania, dal 1919 al 1933, ebbe la cosiddetta “Repubblica di Weimar”, a guida socialdemocratica, che fu abbattuta dal nazionalsocialismo.

L’origine della rivoluzione spartachista contro il governo militarista e imperialista del kaiser Guglielmo II, sconfitto nella guerra mondiale, può essere fatta risalire al 9 novembre 1918, quando gli spartachisti occupano la redazione del “Berliner Lokal-Anzeiger”, redigendo un appello nazionale contenente quattro punti fondamentali: 1) disarmo dell’intera polizia e dei soldati a vantaggio dell’armamento del popolo; 2) dotazione di tutti i poteri politici al Consiglio di operai e soldati; 3) richiesta di una repubblica socialista unitaria per la Germania, con l’abolizione di tutte le dinastie e degli Stati separati; 4) rifiuto di entrare nel governo insieme ai socialisti riformisti.

Il 25 novembre la Luxemburg, Karl Liebknecht, Franz Mehring e Clara Zetkin scrivono l’appello Ai proletari di tutti i paesi, ove sostengono che la rivoluzione proletaria, pur avendo fatto fuggire il kaiser, ha portato al governo i socialisti traditori della II Internazionale. Infatti il potere non viene preso dagli spartachisti ma dagli Indipendenti1 insieme ai socialdemocratici più sciovinisti, che tali erano stati prima e durante la guerra imperialista. Quest’ultimi chiesero che fosse l’Assemblea Costituente a decidere il tipo di repubblica sociale. Essi non volevano che tutti i poteri appartenessero ai rappresentanti eletti dai lavoratori e dai soldati organizzati nei Consigli di operai e soldati. Non erano neppure contrari a una presenza esplicitamente borghese nel nuovo governo, che era così composto: tre socialdemocratici di destra (F. Ebert per gli Interni e l’Esercito, P. Scheidemann per le Finanze, O. Landsberg per la Stampa) e tre Indipendenti (H. Haase per gli Esteri e le colonie, W. Dittmann per la smobilitazione dell’esercito e la Salute pubblica e E. Barth per la Politica sociale). Come si può notare i ministeri chiave erano in mano alla destra. Kautsky era stato aggiunto agli Esteri; Bernstein al Tesoro. Liebknecht si rifiutò di farvi parte, anche perché gli Indipendenti non volevano che gli spartachisti si considerassero un’organizzazione separata all’interno del partito socialdemocratico.

Il governo si limitò a fissare la data per le elezioni della Costituente (era un modo per guadagnare tempo ed evitare la rivoluzione socialista); evitò accuratamente interventi statali nella gestione delle banche e sostenne una politica “centrista”: l’idea dominante era quella di realizzare un repubblica presidenziale (non socialista) e un unico Consiglio federale (non tanti Consigli degli operai-soldati). Al Congresso dei Consigli degli operai-soldati furono eletti 288 socialisti maggioritari (di tendenza socialsciovinista), 90 Indipendenti, di cui 10 spartachisti.

Rosa e Liebknecht non furono ammessi neppure come ospiti con voto consultivo: d’altra parte essi erano contrari, in quel momento, alla Costituente. Scheidemann diventa cancelliere e Noske ministro della Guerra, i quali erano concordi, con l’aiuto dello Stato Maggiore, nel mettere lo stato d’assedio contro gli estremisti. In tale situazione gli spartachisti cominciano a pensare che il proletariato tedesco abbia bisogno del proletariato di tutto il mondo per vincere e che, per indurlo ad agire, occorresse un’azione di forza, eclatante. Erano altresì convinti che il disastro della guerra stimolasse il proletariato a insorgere, come era avvenuto in Russia, e che la rivoluzione potesse essere un fatto spontaneo di masse esasperate che insorgono contemporaneamente.

Il 24 dicembre 1918 il governo inscena una provocazione scontrandosi militarmente con una divisione popolare della marina a Berlino. Il giorno dopo gli spartachisti occupano i locali del “Vorwärts” di Berlino, l’organo di stampa che già sotto la direzione di R. Hilferding aveva assunto posizioni molto moderate e che ora scriveva articoli contro la rivoluzione d’Ottobre e contro gli stessi spartachisti. Rosa aveva già assunto la direzione del quotidiano spartachista “Rote Fahne” (“Bandiera rossa”).

Alla fine di dicembre gli Indipendenti escono dal governo, ma vengono tranquillamente sostituiti. Al Congresso del 30 dicembre Rosa chiede che gli spartachisti scelgano di partecipare all’Assemblea Costituente, poiché vede che la rivoluzione non è ancora matura (gli spartachisti erano presenti solo a Berlino e non avevano rapporti con le masse contadine), ma viene messa in minoranza non solo sulla tattica verso i sindacati e sulla partecipazione alle elezioni, ma anche sulla concezione del partito: per reazione alla rigidità burocratica della SPD, contro cui aveva combattuto per anni, la maggioranza dei giovani delegati rifiutò perfino l’elementare principio della subordinazione delle strutture locali a quelle centrali.

È approvata invece una sua proposta contro il governo Ebert-Scheidemann, intenzionato ad abbattere la rivoluzione russa con l’aiuto dei baroni baltici e degli imperialisti inglesi. L’accordo era avvenuto a Riga, a bordo della nave inglese Principessa Margherita, tra il plenipotenziario del Reich, August Winning, socialdemocratico e dirigente sindacale tedesco, e il console generale inglese a Riga, Monsanquet. Winning avrebbe accettato l’intesa per una serie di ragioni: proteggere i baroni baltici di origine tedesca; scongiurare il ritorno in patria delle truppe, che in teoria potrebbero mettersi dalla parte dei rivoluzionari; eliminare la presenza bolscevica nei Baltici; preparare una nuova guerra della Germania, aiutata questa volta dagli inglesi, contro la Russia.

Il 3 gennaio gli spartachisti si separano anche dagli Indipendenti e istituiscono il partito comunista tedesco (KPD). Rosa continua a sostenere l’idea che le masse sono più importanti dei dirigenti, per cui il fulcro della rivoluzione dovevano essere gli scioperi da farsi in ogni azienda, poiché, secondo lei, il socialismo doveva essere una conquista dal basso dei centri economici, per passare poi a quelli politici. Non è prevista l’occupazione dei palazzi del potere. Delinea il programma del partito comunista, che in molti aspetti è confuso, troppo generico: 1) espropriare la proprietà fondiaria e impiegarla per le spese dello Stato; 2) forte imposta progressiva; 3) abolizione del diritto di eredità; 4) confisca delle proprietà di tutti gli emigranti e i ribelli; 5) centralizzazione statale del credito; 6) aumento delle manifatture statali, degli strumenti di produzione e miglioramento dei fondi secondo un piano collettivo; 7) lavoro obbligatorio per tutti; istituzione di armate industriali, particolarmente per l’agricoltura; 8) unificazione dell’attività agricola e industriale e graduale eliminazione delle differenze tra città e campagna; 9) istruzione pubblica gratuita per i fanciulli, nonché divieto del lavoro minorile in fabbrica. Unire formazione e produzione (scuola e territorio).

Il 29 dicembre Ebert incarica Noske di guidare le truppe contro gli spartachisti. Alla fine di dicembre il governo pone una taglia di 10.000 marchi sulla testa di Karl Radek, il rappresentante bolscevico in Germania. Nel contempo viene portata avanti una campagna denigratoria contro Emil Eichhorn, il capo della polizia di Berlino e membro dell’USPD (il partito degli Indipendenti), che aveva organizzato una nuova forza di polizia “di sinistra”, composta da 2.000 operai e soldati. L’attacco contro Eichhorn doveva essere utilizzato come una provocazione per spingere gli spartachisti, la base dell’USPD e i lavoratori di Berlino a un’azione prematura. Il 3 gennaio, dopo una serie di false accuse, il ministero dell’Interno esorta Eichhorn a dimettersi e designa Eugen Ernst, un socialdemocratico di destra, come suo sostituto. Eichhorn si rifiuta di cedere.

La posizione ufficiale del KPD in quel periodo era contraria a un tentativo di abbattere il governo socialdemocratico. Dato il rapporto di forze a livello nazionale, un’azione di quel tipo non sarebbe stata altro che un’avventura, ma i due rappresentanti del KPD nel Comitato, Karl Liebknecht e Wilhelm Pieck, senza l’autorizzazione del partito, sostengono una risoluzione favorevole all’insurrezione. Il Comitato Rivoluzionario non riesce a fornire una direzione coerente al movimento di massa, che così inizia a disperdersi.

Alla manifestazione del 6 gennaio gli Indipendenti e i comunisti raccolgono 200.000 dimostranti, in piccola parte armati. Le forze della controrivoluzione si erano preparate a un confronto sanguinoso con gli operai di Berlino. Il 10 gennaio l’offensiva viene aperta dal reggimento dei Freikorps di Potsdam. L’11 gennaio Noske fa affluire un altro contingente di truppe guidato da ufficiali monarchici. Per i ribelli la situazione si fa disperata e 300 lavoratori sono costretti ad arrendersi. Nel giro di una settimana vengono uccise ufficialmente 156 persone e centinaia rimangono ferite.

Nel giro di breve tempo due dirigenti del KPD, Leo Jogiches e Hugo Eberlein, vengono arrestati. Il ministro Philipp Scheidemann pone ufficiosamente una taglia di 100.000 marchi sulle teste di Liebknecht e della Luxemburg. La stampa borghese fomenta una furiosa campagna per sbarazzarsi di questi bolscevichi una volta per tutte. Gustav Noske comincia ad arrestare Ledebour, Meyer, Levi…

Rosa e Liebknecht vengono arrestati il 15 gennaio e portati nel lussuoso Hotel Eden, trasformato nel quartier generale di una unità paramilitare di élite dei Freikorps, comandata dal capitano Waldemar Pabst. Liebknecht viene eliminato per primo, a colpi di fucile nel parco vicino al Tiergarten, col pretesto che aveva cercato di fuggire.

Poco dopo anche Rosa viene fatta uscire dall’albergo e consegnata dal tenente Kurt Vogel al soldato Otto Runge, che la colpisce con il calcio del fucile appena fuori dall’ingresso, facendole perdere i sensi. Rosa viene caricata su un’auto e alcune persone si siedono accanto a lei. Un militare la colpisce nuovamente al capo con una pistola. Poco dopo, ormai moribonda, il tenente Vogel la finisce con un colpo d’arma da fuoco alla testa (il che dimostra che l’omicidio fu premeditato). Il suo cadavere viene gettato dal ponte Lichtenstein nel canale Landwehr; viene ritrovato soltanto il 31 maggio.

Quando i Freikorps andarono ad arrestarla, Rosa stava leggendo il Faust di Goethe, di cui apprezzava la massima “All’inizio non era il Verbo, ma l’Azione!”. Pensava che l’avrebbero solo arrestata, come le altre volte, e trasferita nella prigione di Moabit, sicché aveva messo alcuni libri in borsa, per portarli con sé…

L’ultimo articolo che aveva scritto s’intitolava L’ordine regna a Berlino. La sconfitta della rivoluzione viene attribuita ai soldati, che non si oppongono agli ufficiali quando gli ordini sono contro il popolo. D’altra parte i contadini, che formano la truppa, non sanno quasi nulla degli ideali del socialismo; anzi, sarà molto facile che il governo si serva proprio dei contadini “fanatici sostenitori della proprietà privata”, per fare la controrivoluzione. Ecco perché chiede che i comunisti si aprano al dialogo coi braccianti agricoli e i piccoli contadini, invogliandoli a entrare nei Consigli di operai-soldati.

Afferma inoltre che la situazione non era ancora sufficientemente matura per impadronirsi del potere: “La conquista del potere non deve realizzarsi tutta d’un colpo ma progressivamente, incuneandosi nello Stato borghese fino a occupare tutte le posizioni…”. Sostiene che le lotte economiche (gli scioperi) erano appena allo stadio iniziale. Infine fa l’elenco delle principali sconfitte del proletariato europeo, come se volesse giustificare la propria: l’insurrezione dei setaioli lionesi nel 1831, il movimento cartista inglese, il giugno 1848 a Parigi e la Comune di Parigi. Non ricorda però la vittoria dei bolscevichi. In tutte queste insurrezioni le masse erano energiche, decise, aggressive; i dirigenti no. Chiedeva al partito di partecipare alle elezioni politiche e di rinunciare momentaneamente all’insurrezione. Non ritiene per nulla sufficiente “rovesciare al centro il potere ufficiale e sostituirlo con un paio di dozzine di uomini nuovi”: questa era una critica indiretta alla rivoluzione d’Ottobre, che per lei fu un colpo di stato.

Alla fine di febbraio uno sciopero massiccio paralizza Berlino. Quando i Freikorps tentano di ristabilire la normalità, vengono erette barricate e scoppiano veri e propri combattimenti. Il governo agisce rapidamente, affidando a Noske poteri dittatoriali su tutta Berlino. Questi dà immediatamente ordine a 30.000 uomini dei Freikorps di entrare in città. Il 9 marzo il Consiglio degli operai e dei soldati decide di porre fine allo sciopero, ma questo non riesce a placare i Freikorps. I combattimenti proseguono: 2-3.000 lavoratori vengono uccisi e almeno 10.000 restano feriti. Il 10 marzo Leo Jogiches, il presidente del partito comunista, viene assassinato in una stazione di polizia.

Il principale imputato dell’omicidio di Rosa, l’ufficiale Kurt Vogel, condannato in un processo farsa a due anni e quattro mesi di reclusione, viene amnistiato dopo poco; gli altri ch’erano con lui vengono fatti fuggire. In ogni caso a sparare il colpo mortale oggi si ritiene sia stato, con tutta probabilità, l’ufficiale di marina Hermann Souchon. Nel 1926 a Rosa e a Liebknecht venne dedicato un monumento di Ludwig Mies van der Rohe, in seguito distrutto dal regime nazista. Nel 1962 il governo della Repubblica federale stabiliva che si trattò di una fucilazione “legale”, eseguita cioè secondo le regole della legge marziale.

Il 4 aprile 1920 si tenne a Berlino un Congresso per formare il partito operaio comunista tedesco (KAPD), in opposizione anche al partito comunista tedesco (KPD): un’assurdità estremistica con cui si voleva uscire dai sindacati “liberi”, giudicati riformisti, che però avevano 8 milioni di iscritti, mentre il KAPD ne aveva solo 70.000! Inoltre si rifiutava di partecipare alle elezioni nel parlamento nazionale e a quelle dei comitati di fabbrica. E questo nonostante che avessero ammesso nelle loro file H. Laufenberg e F. Wolfheim, che, in quanto nazionalisti piccolo-borghesi, erano stati contrari alla guerra civile per la conquista del potere proletario.

La III Internazionale sintetizzò in poche righe gli errori fondamentali degli spartachisti: 1) si erano fidati troppo della spontaneità delle masse; 2) non avevano saputo costruire a tempo debito un proprio partito, diverso da quello socialdemocratico; 3) avevano sottovalutato la preparazione materiale dell’insurrezione; 4) avevano del tutto trascurato il ruolo dei contadini, ma questo limite viene attribuito anche a tutti i partiti comunisti europei; 5) non avevano capito la questione nazionale e il diritto dei popoli all’autodeterminazione; 6) avevano chiesto ai sindacati di darsi una veste politica di partito.

Nota

1 Il partito degli Indipendenti fu fondato al Congresso di Gotha nell’aprile 1917 in polemica con la politica bellicistica della maggioranza socialdemocratica.

Print Friendly, PDF & Email

Autore: Mikos Tarsis

webmaster dei siti www.homolaicus.com e www.quartaricerca.it

Lascia un commento