Rosa e l’Ottobre 12

La rivoluzione russa

La rivoluzione russa fu pubblicato postumo da Paul Levi nel dicembre 1921, ma era stato scritto prima del 20 ottobre 1918 per criticare l’operato dei bolscevichi al governo. Rimase incompiuto, a motivo delle vicende che scoppiarono in Germania dopo la fine della guerra. Nella sua Prefazione, Levi polemizza duramente contro Lenin e Trotsky, cioè usava gli scritti di Rosa per liquidare la III Internazionale.

Le questioni affrontate sono tre: quella agraria, l’autodeterminazione dei popoli e il terrore. Pochi mesi prima di morire, mentre era intenta a costruire il partito comunista, cambiò il giudizio espresso sull’ultima questione, ma per lei ormai era troppo tardi.

Rosa esordisce ammettendo che la rivoluzione russa “è l’avvenimento più importante della guerra mondiale”. E, senza giri di parole, critica i dirigenti socialisti tedeschi che avevano appoggiato il governo borghese di Kerenskij col pretesto ch’esso, una volta eliminata l’autocrazia zarista, avrebbe potuto liberare tutti i popoli da essa soggiogati, senza aver bisogno di finire in una guerra civile.

Rosa si era resa conto, vedendo l’alto livello delle riforme e degli obiettivi dei bolscevichi, che il vero problema per loro non era tanto quello di abbattere l’autocrazia (cosa peraltro già avvenuta nella rivoluzione di Febbraio), quanto piuttosto quella di creare un’alternativa al capitalismo. Ecco perché contesta la teoria dei socialdemocratici tedeschi, con Kautsky in testa, secondo cui la Russia contadina non era ancora matura per la rivoluzione socialista. Tali socialisti appoggiavano i menscevichi russi, secondo cui sarebbe stata sufficiente una rivoluzione borghese.

Il fatto d’insistere così tanto sulle condizioni arretrate della Russia, tali per cui ci si sarebbe dovuti fermare alla rivoluzione borghese, portava i socialisti tedeschi a tradire il proprio proletariato e ad allearsi coi suoi nemici storici. Rosa, su questo, comincia a non nutrire più dubbi. Si era finalmente resa conto che, in ultima istanza, è l’elemento soggettivo che decide i destini di una rivoluzione, e in Germania questo elemento non esisteva, se non misura irrisoria.

Con sicurezza Rosa afferma che nel corso della guerra mondiale s’era rivelato immaturo non il proletariato russo, bensì quello tedesco, che aveva appoggiato esplicitamente gli interessi dell’imperialismo prussiano (ma arriva anche a dire che tutto il socialismo mondiale si era comportato in maniera incredibilmente passiva nei confronti della guerra). Tuttavia ciò non le impedisce di continuare a criticare la strategia bolscevica, come se questo suo compito fosse in quel momento ciò di cui il proletariato russo o tedesco, anzi europeo, avesse maggior bisogno. Che bisogno c’era di dire che senza l’apporto del proletariato internazionale, quello russo avrebbe compiuto un errore dietro l’altro? In quel momento la situazione appariva opposta a quella da lei descritta: erano i russi che insegnavano al socialismo mondiale come sfruttare l’occasione della guerra imperialistica. I primi ad aver fatto, nel corso della storia del genere umano, una insurrezione vittoriosa in senso socialistico erano stati loro e nessun altro.

Non è forse contraddittoria Rosa quando afferma che il proletariato tedesco avrebbe fatto la rivoluzione semplicemente per “emulare” quella russa? E le motivazioni interne, le condizioni opportune, favorevoli dove le mettiamo? Da un lato nega l’autonomia ai bolscevichi, quando dice che, per restare al potere, han bisogno dell’appoggio del proletariato internazionale; dall’altro rivendica la medesima autonomia per i comunisti tedeschi.

In compenso aveva capito una cosa, anzi due, di fondamentale importanza: “la strada non porta alla tattica rivoluzionaria attraverso la maggioranza parlamentare [strada perseguita senza successo dai socialisti tedeschi], ma alla maggioranza attraverso la tattica rivoluzionaria”.1 Anche se esagera subito dopo quando scrive che è stata la parola d’ordine “tutto il potere al proletariato e ai contadini dei soviet” per trasformare i bolscevichi “quasi in una notte da minoranza perseguitata, denigrata e ‘illegale’… in padroni assoluti della situazione”. Esagera proprio perché, nella realtà, il processo di acquisizione del consenso fu molto lungo e complesso, molto più difficile di quello dei livellatori inglesi e dei giacobini francesi, le cui idee furono, secondo Rosa, ereditate dai bolscevichi: con ben altri risultati, si potrebbe aggiungere.

La seconda cosa che aveva capito è che quando si inizia un’azione rivoluzionaria, bisogna proseguirla sino in fondo, per non essere travolti in maniera disastrosa dalla controrivoluzione.

Nota

1 Da notare che questa frase fu tolta nella versione pubblicata da Paul Levi del 1922, avendo egli un obiettivo anticomunista.

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Autore: Mikos Tarsis

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