Rosa e l’Ottobre 11

Rivoluzione bolscevica e spartachista

Rosa fa un altro curioso ragionamento, piuttosto arbitrario. Osservava, giustamente, che la rivoluzione russa è nata sulla base dell’alleanza tra bolscevichi e socialisti rivoluzionari di sinistra.1 Ebbene, dopo la pace di Brest-Litovsk furono proprio questi ultimi a reagire in maniera tale da mettere in discussione quella alleanza. Siccome la ritenevano eccessivamente penalizzante per la Russia, assassinarono a Mosca l’ambasciatore tedesco, il conte Wilhelm Mirbach, e subito dopo a Kiev il Governatore militare dell’Ucraina Hermann von Eichhorn. Si erano comportati in maniera tale da indurre la Germania a dichiarare nuovamente guerra alla Russia.

Ora, da tale vicenda quale conclusione trae Rosa? 1) Che la reazione dei socialisti rivoluzionari di sinistra era stata “comprensibile”; 2) che i bolscevichi finirono con l’allearsi coi tedeschi contro i loro stessi alleati rivoluzionari.

Perché fa un ragionamento così fuori luogo? Il motivo è che vuol far passare la rivoluzione bolscevica come qualcosa non proprio “popolare”, bensì fondamentale “settaria”. Infatti, avendo sempre giudicato negativamente la strategia centralistica di Lenin, era arrivata alla conclusione che se davvero la rivoluzione avesse avuto un carattere popolare, i bolscevichi non avrebbero avuto paura di continuare la guerra con la Germania. Cioè Rosa voleva che i russi sfiancassero il più possibile i tedeschi, al fine di agevolare la conquista del potere da parte del proletariato organizzato intorno al partito spartachista. Quando si rese conto che, con la pace di Brest-Litovsk, il suo piano andava in fumo, cominciò a trarre la conclusione che la rivoluzione russa aveva le caratteristiche del colpo di stato o di palazzo, per cui i bolscevichi, pur di restare al potere, sarebbero stati disposti a qualunque compromesso coi loro principali nemici, i tedeschi.

Praticamente stava accusando i bolscevichi d’essere cinici. E quasi si compiaceva all’idea che il loro governo, che aveva compiuto una rivoluzione giudicata “settaria”, fosse destinato a rientrare nella guerra (anche perché la Russia veniva ad essere attaccata, da parte dell’Intesa, sia a nord che a est). Al cospetto di attacchi militari del genere, i bolscevichi – secondo il ragionamento di Rosa – avrebbero avuto solo due possibilità: o rientrare in guerra contro tutte le forze imperialistiche, oppure stringere un vergognoso patto d’acciaio con l’imperialismo tedesco.

Tuttavia, lo svolgimento degli eventi smentì completamente le soluzioni prospettate da Rosa. Infatti, i bolscevichi seppero mobilitare l’intera massa dei contadini contro gli interventisti stranieri, e non ebbero bisogno di fare alcuna alleanza coi tedeschi, ma, al contrario, finita la guerra, si ripresero tutti i territori ceduti con la pace di Brest-Litovsk. I bolscevichi non furono affatto campioni di cinismo, ma degli autentici rivoluzionari. Semmai furono i socialisti rivoluzionari di sinistra a dimostrare che stavano difendendo degli interessi di parte, non autenticamente popolari.

Rosa non era affatto una che non avesse notizie sufficienti per capire la strategia di Lenin e dei bolscevichi. Piuttosto era come impossibilitata a capire obiettivamente le cose. È probabile che ciò fosse dovuto al fatto ch’essa non era mai riuscita a costruire un proprio movimento vicino alle esigenze degli strati più poveri della sua Polonia e della sua Germania. Nell’ambito del socialismo marxista Rosa si muoveva come un soggetto piccolo-borghese, cioè radicale a parole, ma opportunista nei fatti (o comunque inconcludente).

Paventare una possibile alleanza tra bolscevichi e militarismo tedesco era come fare una volgare insinuazione. Quindi semmai era proprio Rosa a mettersi dalla parte degli imperialisti tedeschi! Le sue idee rivoluzionarie collimavano perfettamente, in quel momento, con quelle dei socialisti rivoluzionari di sinistra. La sua previsione era che i bolscevichi, se avessero fatto una “lega” coi tedeschi, sarebbero scomparsi facilmente di scena. Invece furono proprio i socialisti rivoluzionari di sinistra che intorno al 1922 chiusero i battenti.

Rosa, tuttavia, vuole tutelarsi dall’eventuale accusa che, leggendo questo suo pamphlet, qualcuno potesse dirle che stava dalla parte sbagliata. E così lo conclude dicendo che se i dirigenti della socialdemocrazia tedesca non fossero stati dei “rammolliti”, oggi non avremmo dei bolscevichi “indotti” a fare alleanze coi militaristi tedeschi. Rosa non voleva che le proprie considerazioni critiche venissero equiparate alla “saggezza da eunuchi” dei vari Bernstein, Kautsky, Ströbel. Eppure, a prescindere dalle sue intenzioni, esse lo erano oggettivamente. Nella sostanza le posizioni non erano molto diverse.

Rosa si sforzava di precisare che per fare una rivoluzione comunista non c’è bisogno di aspettare il pieno sviluppo capitalistico di una nazione, come invece dicevano i leader riformisti del socialismo tedesco. Secondo lei avevano fatto bene i bolscevichi a tentare una rivoluzione in un Paese arretrato come la Russia. Nondimeno essa era convinta che senza l’apporto del proletariato tedesco, quella rivoluzione avrebbe avuto il fiato corto. Anche su questo però le previsioni furono completamente sbagliate. Ed è assurdo che qualcuno oggi sostenga che Rosa avesse ragione, alla luce dell’implosione del cosiddetto “socialismo reale”.

Il socialismo statale non è fallito perché Lenin aveva torto a sostenere che non era necessario aspettare uno sviluppo capitalistico nel Paese prima di compiere la rivoluzione, ma semplicemente perché gli si volle dare una configurazione nettamente “statalistica”, cioè si voleva che la società fosse completamente amministrata dall’alto.

In realtà Rosa avrebbe dovuto porsi un’altra domanda, ben più impegnativa, e cioè come mai in un Paese capitalisticamente avanzato come la Germania il riformismo dei dirigenti politici socialisti non incontrò mai alcuna seria resistenza da parte delle masse proletarie? Non sarebbe stato più semplice attribuire al progresso economico della borghesia l’atteggiamento rinunciatario verso la rivoluzione da parte del proletariato (europeo, non solo tedesco) e dei suoi dirigenti? Perché, invece di limitarsi a fare autocritica, Rosa si era messa a contestare l’unico esperimento autenticamente popolare che faceva della “povertà assoluta” la molla scatenante di un risoluto riscatto sociale?

Nota

1 I socialisti rivoluzionari di sinistra si separarono nell’ottobre 1917 dai socialisti rivoluzionari perché volevano, come i bolscevichi, la pace immediata e la confisca, altrettanto immediata, dei grandi latifondi per redistribuirli ai piccoli contadini, senza aspettare la convocazione dell’Assemblea Costituente. Per questa ragione si unirono ai bolscevichi nel compiere la rivoluzione.

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Autore: Mikos Tarsis

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