Rosa e l’Ottobre 10

La pace di Brest-Litovsk

Vediamo ora come Rosa interpreta la pace di Brest-Litowsk. Apparentemente sembra comprendere le motivazioni ad essa sottese: la Russia bolscevica volle por fine, in maniera unilaterale, alla guerra contro la Germania per poter consolidare al proprio interno la dittatura proletaria, e questo anche a condizione di dover concedere alla Germania ingenti porzioni del proprio territorio.

Ma poi, sulla base di un ragionamento che fa acqua da tutte le parti, si rifiuta di accettare tali motivazioni. Secondo lei, infatti, proprio quella pace sarebbe stata “una capitolazione del proletariato rivoluzionario russo davanti all’imperialismo tedesco”. La considerava una scelta sbagliata, in quanto, se i bolscevichi speravano in una rivoluzione proletaria tedesca, in quella maniera unilaterale non avevano fatto altro che ritardarla, offrendo molti più poteri all’imperialismo prussiano.

In altre parole, invece di rivolgere la critica al socialismo euro-occidentale di non essere stato capace d’impedire lo scoppio della guerra, oppure, una volta esplosa, di non averla saputa trasformare in una guerra civile contro i rispettivi governi nazionali della borghesia, preferisce rivolgere le sue critiche a chi invece in Russia era riuscito a realizzare tutti i propri obiettivi rivoluzionari. Anzi, ritiene che la pace tra Russia e Germania renderà ancora più difficile la rivoluzione del proletariato tedesco!

Qui non si tratta solo del fatto che Rosa – come dicono molti marxisti – aveva scarse conoscenze della Russia1, ma proprio del fatto che la sua impostazione di fondo della strategia rivoluzionaria era completamente sbagliata. Si comporta come una figlia che, detestando l’arroganza del padre, attribuisce l’incapacità di resistergli al carattere remissivo delle persone con cui il padre fa affari. Invece di fare autocritica, si mette a criticare le persone sbagliate, anche perché, nel corso del conflitto mondiale, i bolscevichi non si erano mai comportati in maniera remissiva, anzi, erano stati gli unici ad avere il coraggio di compiere una rivoluzione politica.

Stando al ragionamento di Rosa, i bolscevichi avrebbero dovuto aspettare la fine della guerra, quando le potenze in causa avrebbero dovuto patteggiare le condizioni della pace. Tuttavia si è visto come andò a finire. In nessun Paese europeo, né in quelli vincitori della guerra né in quelli usciti sconfitti, si riuscì a realizzare una rivoluzione minimamente paragonabile a quella russa.

Rosa non comprese che Lenin aveva già considerato i dirigenti della socialdemocrazia tedesca dei “traditori”, per cui non si aspettava da loro alcuna rivoluzione. Questa poteva venir fuori solo dalla “sinistra” della II Internazionale, che però in quel momento era ancora troppo debole.

A volte si ha l’impressione che Rosa volesse che la Russia continuasse la guerra contro la Germania solo per dare il tempo sufficiente, alla “sinistra spartachista”, di organizzazione la propria rivoluzione in Germania. Cos’era, questo, se non un calcolo machiavellico? Forse Rosa sperava che, continuando a far la guerra, la Germania, attaccata da entrambi i fronti, avrebbe avuto più possibilità di perderla, facendo così aumentare alla sinistra spartachista le possibilità di una vittoria della rivoluzione proletaria? Come procedettero invece le cose? La Germania perse la guerra, il kaiser dovette fuggire, l’impero prussiano crollò e il proletariato non riuscì a compiere alcuna rivoluzione (mentre quello russo si tenne in piedi da solo).

Che avrebbe detto Rosa se la Germania avesse vinto la guerra? Sarebbero aumentate o diminuite, nel proletariato, le ragioni per far scoppiare la guerra civile? Non sarebbe stato meglio chiedersi il motivo per cui il proletariato tedesco non era stato capace di approfittare della guerra per compiere la rivoluzione, come aveva fatto quello russo? Non sarebbe stato meglio non allinearsi con quel socialismo imborghesito che accusava Lenin di fare maneggi col kaiser sin dal momento in cui aveva deciso di rientrare in Russia usando un treno tedesco?

Lenin era un politico che voleva assolutamente superare il capitalismo in direzione del socialismo. La pace di Brest-Litovsk fu stipulata non solo per avere – come dice Rosa – “un attimo di respiro”, ma anche perché si era convinti che la Germania avrebbe perso la guerra. Come poteva Lenin essere sicuro di questo? Lenin era sicuro solo di una cosa, che la Germania non avrebbe potuto vincerla, neanche dopo la capitolazione della Russia. La guerra di trincea, infatti, la teneva bloccata ai confini con la Francia, e in Europa erano entrate, a fianco dell’Intesa, imponenti forze americane. La Germania non disponeva di ingenti risorse umane e materiali per continuare la guerra ancora per molto tempo. Non essendo riuscita a sfondare in Francia, non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo se in Europa fossero sbarcate le truppe anglo-americane. Semmai i bolscevichi temevano un’altra cosa, che i paesi capitalisti, finita la guerra, si coalizzassero tra loro per attaccare la Russia e spartirsi il suo territorio. Come poi puntualmente avvenne, seppur non in maniera ufficiale.

Le argomentazioni di Rosa avrebbero potuto pescare nel vero solo se la Prussia si fosse trovata in guerra unicamente contro la Russia. Tuttavia la Germania ha sempre considerato la Francia come il suo peggior nemico. I Sassoni hanno un conto da regolare coi francesi sin dal tempo di Carlo Magno, ch’era penetrato nei loro territori per cattolicizzarli con la forza, imponendo il regime feudale. Anche per tutto il Medioevo i tedeschi non riuscirono mai a imporsi in Europa, proprio perché i Franchi, uniti col papato, glielo impedirono. Con la guerra dei Trent’anni (1618-48) la Francia fece capire chiaramente a tutti chi era lo Stato più forte nell’Europa continentale. L’unica vittoria di rilievo che la Germania ottenne sulla Francia fu quando si costituì come nazione nel 1870-71, sferrandole un attacco vittorioso a Sedan. Quella fu anche l’occasione in cui la Prussia si trasformò da regno a impero. Tale supremazia durò sino alla I guerra mondiale, ma senza che ciò comportasse per la Germania l’acquisizione di un vasto e potente impero coloniale. Di fatto la Germania era un “impero” solo sulla carta: rispetto a ciò che di coloniale possedevano Francia, Regno Unito e Stati Uniti, la Germania non aveva che le briciole. Di qui la necessità di far scoppiare un conflitto che rimettesse in discussione la ripartizione del pianeta.

Il vero obiettivo della Germania è sempre stato uno solo: conquistare la Russia. Per fare ciò non avrebbe avuto bisogno di una imponente flotta navale. Quando i nazisti vollero occupare la Francia, fu solo a titolo dimostrativo, per vendicare le offese ricevute col Trattato di Versailles, ma il vero obiettivo restava uno solo: come occupare la Russia e poter avere un serbatoio di risorse naturali da sfruttare per un tempo illimitato. Se la Germania fosse riuscita nel suo intento, la Francia non avrebbe più potuto dire d’essere la nazione più forte dell’Europa continentale, e la storia avrebbe compiuto un percorso molto diverso.

Rosa era convinta che con la pace di Brest-Litovsk la rivoluzione bolscevica avesse le ore contate. Non aveva capito che il Decreto sulla pace era sostenuto da un Decreto ancora più importante: quello sulla terra. Una volta ricevuta gratuitamente la terra, i contadini non avrebbero mai permesso a una potenza straniera di dominarli, anche se non si fossero dichiarati bolscevichi.

Rosa aveva completamente sottovalutato il fatto che la rivoluzione bolscevica fu davvero un’azione popolare, un evento epocale per i destini di un’intera nazione. Per la prima volta nella storia i contadini riuscivano a essere padroni della terra che fino a poco tempo prima lavoravano come servi. Come pensare che non l’avrebbero difesa in tutte le maniere? Se anche la guerra mondiale fosse proseguita, sarebbero stati gli stessi contadini a pretendere dal governo che venissero cacciati i tedeschi dai territori che avevano ottenuto con la pace di Brest-Litovsk. L’avrebbero preteso anche se la guerra fosse stata vinta dalla Germania. Infatti si sarebbero accorti subito che la Germania avrebbero gestito i territori russi come delle colonie.

I bolscevichi dovevano soltanto rispettare le promesse fatte nelle loro campagne elettorali: pace unilaterale con la Germania, ovvero uscita immediata dalla guerra, dimostrando che non avevano ambizioni imperialistiche, anzi, denunciando quelle degli altri Paesi, stipulati con dei trattati segreti; e terra consegnata in proprietà ai contadini a titolo gratuito, senza pagare alcun riscatto o indennizzo ai grandi proprietari aristocratici (laici ed ecclesiastici), coi loro immensi latifondi. Di fronte a due obiettivi del genere, anche chi non era ideologicamente bolscevico, avrebbe appoggiato il governo. E i contadini si sarebbero ribellati come “popolo”, come popolo affamato di terra.

Con la pace di Brest-Litovsk e col Decreto sulla terra Lenin riuscì anche a dimostrare la grande differenza tra bolscevichi e socialisti rivoluzionari, cioè tra gli interessi di un proletariato agricolo privo di tutto, che dalla rivoluzione ottenne tutto, e gli interessi dei contadini già proprietari, che dalla rivoluzione non potevano ottenere più di quanto non avessero già. I contadini poveri (in sostanza i braccianti, i salariati agricoli, i mezzadri ecc.) ottennero dalla rivoluzione le terre espropriate alla Corona, alla Chiesa, alla nobiltà parassitaria. Ma i contadini imborghesiti, quelli che già potevano disporre di vaste proprietà, con cui produrre derrate alimentari per i mercati urbani, di cui il proletariato industriale era il principale acquirente, non erano stati toccati dalla rivoluzione. I cosiddetti “kulaki” verranno distrutti come classe sociale soltanto sotto lo stalinismo.

Nota

1 Nel testo Un passo avanti e due indietro Lenin scrive di Rosa “ignora del tutto i fatti concreti della nostra lotta di partito”. Cioè non sapeva come si era formata la maggioranza bolscevica! Sicché è costretto a riscrivere, per sommi capi, tutta la storia del suo partito.

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Autore: Mikos Tarsis

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