Rosa e l’Ottobre 9

La tragedia russa

La tragedia russa è un opuscolo scritto da Rosa nell’estate del 1918, mentre era in carcere a Breslau sin dal 1916, quale oppositrice della partecipazione tedesca alla guerra mondiale. Fu pubblicato anonimo nella rivista “Spartacus”. Il partito comunista tedesco non era ancora stato fondato: poté farlo, insieme ad altri compagni, solo dopo essere uscita dal carcere, a guerra finita, ma sarà troppo tardi per fare una rivoluzione. Rosa si sentiva piuttosto isolata, anche perché vedeva che sugli spartachisti cominciava a esercitare una notevole influenza la rivoluzione bolscevica. La Russia socialista stava diventando un modello da imitare.

Anche in questo suo breve intervento, dedicato alla rivoluzione bolscevica, Rosa mostra di non riuscire a comprendere le questioni essenziali. I critici dicono che non aveva sufficienti informazioni, in quanto in carcere poteva leggere solo la stampa tedesca. Ma allora – ci si può chiedere – perché azzardare giudizi così categoricamente negativi di quella rivoluzione? Bisogna dire che appare netta l’impressione di una certa “invidia”, da parte dei marxisti tedeschi, che fino al 4 agosto 1914 erano stati i più importanti al mondo, nei confronti del fatto che nella Russia arretrata si erano compiute, dal 1905 al 1917, ben tre rivoluzioni popolari, di cui due borghesi e una proletaria. Infatti, nella Germania avanzata, sul piano economico e politico, ci si era dovuti accontentare di riforme molto circoscritte, che non solo non lasciavano ipotizzare alcun processo rivoluzionario, ma venivano addirittura usate dai riformisti per escludere la necessità di qualunque rivoluzione.

Ecco perché in Germania i marxisti più radicali, quelli che la rivoluzione avrebbero voluto farla, erano convinti che senza l’aiuto del proletariato tedesco, quello russo sarebbe stato sconfitto dal capitalismo occidentale. Come se il proletariato tedesco fosse, di per sé, migliore di quello russo! Solo perché la Germania appariva economicamente e politicamente più avanzata della Russia!1 Rosa è sempre stata convinta che i bolscevichi avessero un consenso molto limitato tra le masse e che senza l’aiuto di altri partiti non ce l’avrebbero mai fatta a conquistare il potere o a mantenerlo.

La sua intenzione, quella d’indurre il proletariato tedesco a compiere una rivoluzione allo scopo di permettere alla rivoluzione russa di sopravvivere, era un’intenzione ingenua. È impossibile fare delle rivoluzioni in casa propria solo per aiutare chi l’ha già fatta in un’altra casa. Naturalmente questa sua modalità psicologistica doveva servire anche per svegliare dal suo torpore, dalla sua troppo lunga passività, la dirigenza socialdemocratica tedesca, colta del tutto di sorpresa dalla incredibile dinamicità degli eventi accaduti in Russia.

Nota

1 Oggi bisognerebbe dire che la sconfitta del cosiddetto “socialismo reale” in Russia non dipese affatto dal principio stalinista del “socialismo in un solo Paese”, ma semplicemente dal fatto che l’idea di un “socialismo statale” è una contraddizione in termini. Nessun Paese al mondo ha saputo trovare un’alternativa a questa forma di socialismo restando nell’ambito del socialismo. Il socialismo cinese è mercantilistico sul piano economico e statalistico su quello politico. Finché resta in auge lo Stato è impossibile parlare di socialismo e tanto meno di comunismo. L’idea di uno “Stato di tutto il popolo”, che si aveva nel periodo della stagnazione post-stalinista in Urss, era una mistificazione della dittatura effettiva. Si è così potuto constatare che il peggior nemico del socialismo, sia esso riformista o statalista, non è tanto il capitalismo, quanto il tradimento delle idee originarie di tale socialismo.

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Autore: Mikos Tarsis

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