Premessa a L’aquila Rosa

Per realizzare questo libro non
si sono utilizzati molti testi di Rosa Luxemburg (1871-1919). D’altra
parte i suoi più importanti, secondo noi, sono stati il primo, del
1899, contro Bernstein, Riforma sociale o rivoluzione?
(Editori Riuniti, Roma 1973) e gli ultimi due contro Lenin,
Centralismo o democrazia?,
del 1904, e La rivoluzione russa. Un esame critico,
del 1918, ma edito nel 1922 (Samonà e Savelli, Roma 1971). Il
primo segnò la sua emarginazione dalla socialdemocrazia tedesca e
dalla II Internazionale; gli altri due impedirono alla III
Internazionale di considerarla come un valido punto di riferimento,
sul piano tattico e strategico, contro l’opportunismo e il
revisionismo della socialdemocrazia tedesca. Rosa insomma era partita
bene ma finì male e il fatto che sia stata assassinata dagli stessi
socialdemocratici (di destra) non contribuì a far rivalutare le sue
opere.

In effetti Rosa ebbe questo
merito: fu la prima nell’Europa occidentale a capire che il partito
socialdemocratico tedesco stava rischiando seriamente di cadere in un
revisionismo favorevole allo sviluppo del capitalismo. Ma ebbe anche
il demerito di non capire nulla, pur facendo parte di un’ala della
sinistra rivoluzionaria, della rivoluzione d’Ottobre.

Per come si realizzò tale
rivoluzione, bisogna dire ch’essa non era facilmente decifrabile, in
quanto aveva poco in comune con quelle borghesi compiute in Olanda,
Inghilterra, Francia e Stati Uniti: al massimo si possono trovare
degli addentellati nella Comune di Parigi. Singolare è anche il
fatto che l’Ottobre non si verificò nell’area occidentale
dell’Europa, che pur aveva conosciuto la riforma protestante,
l’umanesimo e il rinascimento e tre rivoluzioni borghesi, di cui due
molto cruenti, ma avvenne in un territorio, quello russo, che per
molti versi nelle campagne era ancora semifeudale, e che nelle città
era appena entrato nello sviluppo capitalistico. Infatti dopo la
Comune di Parigi tutto il socialismo europeo si pose su basi
riformistiche, se non addirittura revisionistiche, mettendo in
discussione alcuni presupposti fondamentali del marxismo. Il vero
partito rivoluzionario fu soltanto quello bolscevico fondato da
Lenin.

Purtroppo però l’opposizione di
Rosa a Lenin contribuirà a emarginare, molto ingiustamente, la sua
figura nell’ambito della sinistra rivoluzionaria europea. La si
etichetterà, frettolosamente, come determinista o spontaneista, a
seconda dei suoi testi di riferimento. Verrà riscoperta, per un
breve periodo, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, grazie ai
lavori critici di Lelio Basso (Editori Riuniti, Roma 1967) e di
Luciano Amodio (Edizioni Avanti!, Milano 1963), che pubblicarono, tra
le altre cose, due importanti volumi di opere scelte di Rosa
Luxemburg. Va detto tuttavia che la riscoperta di Rosa, la sua
addirittura mitizzazione contro Lenin, è stata probabilmente una
tardiva ricaduta della lettura spontaneista fattane proprio da Lelio
Basso.

Col titolo di questo libro
l’autore si è ispirato a una frase di Lenin: “Nonostante i suoi
errori, era ed è rimasta un’aquila”. Proprio lui pretendeva che di
lei venissero tradotte in russo tutte le opere. Anche Karl Radek e
Franz Mehring erano dello stesso avviso: “Con lei morì il più
profondo cervello teorico del comunismo”; “Era il cervello più
geniale fra gli eredi scientifici di Marx ed Engels”. Eppure Rosa
non capì quasi nulla del leninismo più strettamente politico,
essendo continuamente tentata a equipararlo al blanquismo; e finché
la III Internazionale rimase in vigore, le sue opere, già a partire
dagli anni Venti, restarono nel dimenticatoio, grazie naturalmente
all’ortodossia stalinista, che giudicava le idee di Rosa “una
variante polacca del trotskismo”.

In questa premessa si possono
aggiungere altre due cose: 1) Rosa ha scritto un importante volume di
economia politica, L’accumulazione del capitale, che qui si è
cercato d’interpretare in maniera alquanto sommaria; 2) l’analisi dei
testi di Rosa è continuamente intercalata da nostre considerazioni
estemporanee sul socialismo democratico, che potranno dar
fastidio, sia nel contenuto che nella forma, a uno studioso
rigorosamente marxista. Consiglio quindi a persone del genere di non
procedere oltre nella lettura, meno che mai se sono convinti che Rosa
sia stata superiore a Lenin. Rosa non è mai stata una
filo-bolscevica ma semmai una filo-menscevica. Non a caso da tanta
sinistra europea è stata utilizzata, anche non molto tempo fa, per
negare valore alla concezione leninista del partito.

Su di lei vale sempre quanto
disse Lenin: “Accade a volte alle aquile di scendere persino più
in basso delle galline, ma mai alle galline di salire al livello
delle aquile. Rosa Luxemburg si è sbagliata sulla questione
dell’indipendenza della Polonia; si è sbagliata nel 1903 nella sua
valutazione del menscevismo; si è sbagliata nella sua teoria
dell’accumulazione del capitale; si è sbagliata nei suoi scritti
dalla prigione nel 1918 (peraltro essa stessa, dopo essere uscita di
prigione, alla fine del 1918 e all’inizio del 1919 ha corretto gran
parte dei suoi errori). Ma malgrado i suoi errori essa è stata e
rimane un’aquila; e non soltanto il suo ricordo sarà prezioso per i
comunisti del mondo intero, ma anche la sua biografia e le sue opere
complete costituiranno una lezione utilissima per l’educazione di
numerose generazioni del mondo intero. ‘La socialdemocrazia tedesca
dopo il 4 agosto 1914 è un fetido cadavere’: è con questa sentenza
che il nome di Rosa Luxemburg entrerà nella storia del movimento
operaio mondiale. Mentre invece nel cortile posteriore del movimento
operaio, tra i mucchi di letame, le galline come Paul Levi,
Scheidemann, Kautsky e tutta questa confraternita ammireranno
soprattutto, ovviamente, gli errori della grande comunista. A
ciascuno il suo”.


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