La lungimiranza di Lenin

Perché Lenin vedeva più in là
di tutti? Perché si metteva dalla parte degli ultimi, che per lui
erano i nullatenenti, quelli che non possedevano un briciolo di
proprietà, per cui non avevano nulla da perdere a sacrificare la
loro vita per fare una rivoluzione contro il sistema.

Tra queste categorie di persone
lui privilegiava gli operai industriali, che dovevano essere
rappresentati da intellettuali privi di proprietà. I collaboratori
più fidati degli operai non potevano essere che i braccianti
agricoli o i salariati che del mondo dell’agricoltura non erano
proprietari di nulla.

Tra il proletariato industriale
e quello agricolo Lenin preferiva il primo, anche se non negava la
presenza di un’aristocrazia operaia corrotta dagli alti salari della
borghesia imprenditrice. I motivi della sua preferenza erano tre: 1)
l’industria era più importante dell’agricoltura, perché garantiva
la ricchezza d’un paese (la stessa agricoltura andava meccanizzata);
2) era molto più facile organizzare dei lavoratori concentrati in
poche imprese che non quelli sparpagliati in terre di enorme
estensione; 3) gli operai erano molto meno condizionati dalle idee
religiose.

Lenin era convinto che il
capitalismo, una volta entrato in Russia, avrebbe spazzato via tutte
le tradizioni feudali del mondo agricolo, come già era avvenuto in
Europa occidentale e nelle colonie anglo-francesi. Le comuni rurali,
le comunità di villeggio, i feudi avevano già dimostrato di non
possedere la forza sufficiente per opporsi a tale destino. L’unica
soluzione era quella di compiere una rivoluzione socialista di tipo
industriale, cioè un ribaltamento del sistema politico e, insieme,
un utilizzo dell’industria del capitalismo per rendere più
efficiente anche la produzione agricola. Senza sviluppo industriale,
Lenin riteneva che la Russia sarebbe diventata una colonia dei Paesi
capitalistici più avanzati del mondo.

Prima di fare la rivoluzione
dell’Ottobre 1917 egli aveva di fronte a sé tre tipi di rivoluzioni,
i cui errori non voleva ripetere: la Comune di Parigi del 1871; la
rivoluzione contadina in Russia del 1905 e quella borghese, sempre in
Russia, nel febbraio 1917, preceduta da altre importanti rivoluzioni
borghesi (in Inghilterra, in America, in Francia…). Non aveva altri
esempi cui attingere idee per compiere la sua rivoluzione proletaria.

In estrema sintesi l’Ottobre
aveva queste caratteristiche:

  1. doveva
    partire occupando la capitale dell’impero: San Pietroburgo;
  2. doveva
    avere un carattere nazionale, per cui il consenso non poteva essere
    cercato solo nella capitale;
  3. doveva
    utilizzare organi di governo locali, chiamati “soviet”, composti
    da operai, contadini e soldati, oltre ovviamente agli intellettuali;
  4. doveva
    essere guidata da un partito fortemente centralizzato, la cui
    attività era pubblica e clandestina, a seconda delle esigenze e
    delle circostante;
  5. la
    rivoluzione non doveva essere un colpo di stato, ma un’insurrezione
    del popolo armato (nella fattispecie si doveva trasformare la guerra
    mondiale, cui la Russia zarista aveva voluto partecipare, in guerra
    civile);
  6. appena
    fatta la rivoluzione, la dittatura contro gli sfruttatori, i
    sabotatori delle nuove istituzioni, i controrivoluzionari che
    cercavano qualunque aiuto esterno, i traditori delle idee del
    socialismo… sarebbe stata durissima.

Lenin si rendeva conto che i
tanti secoli medievali dello zarismo e lo stile di vita borghese
penetrato in Russia nelle grandi città (ma anche nelle campagne,
soprattutto dopo la fine del servaggio) avrebbero posto dei limiti
enormi alla realizzazione del socialismo, ma sapeva anche, avendo
vissuto per molti anni all’estero, che sarebbe stato più facile
compiere la rivoluzione nel momento in cui la Russia era considerata
da tutti l’anello debole del capitalismo europeo.


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